Femminicidio Genini, il legale della madre: “Dolci? La relazione con Pamela solo nella sua mente”
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Redazione Interno
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Milano – La prima udienza del processo a carico di Gianluca Soncin, il 53enne accusato di aver ucciso l’ex compagna Pamela Genini con 76 coltellate il 14 ottobre scorso, si è aperta ieri all’insegna di una tensione palpabile e di colpi di scena processuali che hanno visto protagonista, suo malgrado, un terzo incomodo. Francesco Dolci, l’amico che era al telefono con la vittima durante l’aggressione nel quartiere Gorla, ha tentato di costituirsi parte civile, ma la sua richiesta – come era prevedibile – ha incontrato il muro dell’opposizione feroce della famiglia.
Nicodemo Gentile, l’avvocato che assiste Una Smirnova (la madre della 29enne), non ha usato mezzi termini per liquidare la vicenda, definendo la presunta relazione sentimentale tra Dolci e Pamela come un costrutto “nato e morto esclusivamente nella sua mente”. Una mente, quella dell’uomo attualmente indagato dalla Procura di Bergamo per la profanazione della tomba della modella (un caso che include la macabra sottrazione della testa dal feretro), che secondo la difesa avrebbe “fabbricato una serie di ipotesi insensate” pur di non uscire di scena.
Un “soggetto determinante” espulso dall’aula
Il clima nell’aula della Corte d’Assise, presieduta dal giudice Antonella Bertoja, era già rovente ancor prima di entrare nel merito tecnico delle costituzioni. L’arrivo di Soncin, scortato dagli agenti, ha scatenato la reazione viscerale di Una Smirnova: un urlo (“Bastardo!”) spezzato dal pianto, che ha costretto i carabinieri ad accompagnare la madre fuori dall’aula. In questo contesto di dolore crudo e incontrollabile, l’intervento del legale Gentile ha assunto i toni di una requisitoria contro quella che ha definito una “anima nera” aggiuntiva.
“C’è stata l’espulsione diretta del tentativo di Dolci di continuare a essere un soggetto determinante, a mio avviso infondatissimo”, ha dichiarato Gentile a margine dell’udienza, sottolineando come l’uomo non avesse alcun titolo per sedersi accanto ai veri cari della vittima. Il legale ha poi chiarito la natura del rapporto: una “frequentazione asimmetrica” durata al massimo due o tre mesi, che per la Genini non aveva alcuna valenza sentimentale seria, tanto che lei stessa lo definiva “amico con benefit” o, nei momenti di maggiore esasperazione, “stalker”.
Il fronte giudiziario e il mistero della tomba violata
Mentre il destino giudiziario di Soncin appare segnato (la Procura contesta la premeditazione, la crudeltà e i futili motivi, con la difesa degli avvocati Petro Sartori e Simona Luceri che giocherà il tutto per tutto nella richiesta di attenuanti), l’ombra delle indagini bergamasche si allunga pesantemente sulla figura di Dolci. La corte, recependo le indicazioni della pm Alessia Menegazzo, ha escluso la sua costituzione di parte civile; una decisione, questa, basata sulla natura “non stabile e continuativa” della relazione, oltre che sulla necessità di preservare l’attendibilità del teste.
È interessante notare come l’avvocata Eleonora Prandi, che rappresenta Dolci, abbia provato a ribaltare la narrazione: nella sua arringa ha ricordato che Pamela ha chiamato proprio Dolci per chiedere aiuto e che i due avrebbero avuto un progetto di matrimonio, definendo “parallela ma duratura” la loro relazione. Tesi, quest’ultima, smentita però dai messaggi in cui la modella descriveva l’uomo con epiteti tutt’altro che affettuosi.
Dal canto suo, Gentile ha lanciato un appello indiretto agli investigatori bergamaschi affinché facciano presto: “Mi preoccupo e mi auguro che la procura di Bergamo agisca in tempo – ha dichiaro – perché c’è una persona che ha infierito con risentimento e cattiveria su una donna già morta, violata nel suo eterno riposo”.
L’udienza tecnica che diventa scontro frontale
Insomma, quella che doveva essere una semplice prima udienza per la definizione delle liste dei testimoni e delle costituzioni di parte civile si è trasformata in un campo di battaglia legale a tre. Da una parte c’è la madre e i familiari (presenti anche i fratelli e il compagno della donna, Pier Giuseppe Rota), che chiedono giustizia e l’ergastolo per l’assassino confesso; dall’altra, l’ex compagno Soncin, chiuso nel suo silenzio; e infine, sospeso a metà tra vittima e indagato, c’è Francesco Dolci, la cui ossessione – secondo la famiglia – non si è fermata nemmeno dopo la morte della ragazza.
I giudici dovranno ora gestire un processo complesso, dove la ferocia del gesto di Soncin (entrato nell’appartamento dopo essersi fatto una copia delle chiavi) si intreccia con le inquietanti interferenze di chi, forse, nutriva un rancore altrettanto profondo. La prossima udienza è già stata calendarizzata per luglio, quando inizierà la vera e propria fase dibattimentale; nel frattempo, l’urlo straziato di Una Smirnova continua a risuonare come il monito più autentico di una tragedia che non concede spazio a ricostruzioni romanzate o a vittimismi paralleli.




