Trump e Sisi a Sharm el-Sheikh per la firma della pace tra Israele e Hamas

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   I preparativi sono giunti al termine nella località egiziana di Sharm el-Sheikh, dove si terrà il vertice internazionale per la pace in Medio Oriente, un evento che segue il cessate il fuoco, ormai consolidato, tra Israele e Hamas. L’accordo, il cui percorso negoziale è stato facilitato da Qatar, Egitto, Stati Uniti e Turchia, ha come suoi cardini fondamentali il rilascio degli ostaggi ancora detenuti nel Gaza e quello di un numero concordato di prigionieri palestinesi. La cerimonia di firma, che si prospetta come il momento culminante di una lunga e faticosa trattativa, sarà copresieduta dal presidente egiziano Abdel-Fattah el-Sissi e dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, i quali guideranno i lavori di un summit a cui, significativamente, non prenderanno parte diretta né Israele né Hamas, lasciando la scena diplomatica ai loro sostenitori e alle potenze garanti.

Presenze e assenze all'ultimo minuto

Per gran parte della giornata precedente l’incontro, l’attenzione si è concentrata su una presunta assenza di rilievo, quella dell’Autorità nazionale palestinese, la quale, secondo diverse fonti, non avrebbe ricevuto l’invito. Una situazione che avrebbe potuto minare la legittimità dell’intero processo. In serata, tuttavia, è arrivata la smentita attraverso importanti organi di informaione: Abu Mazen, il presidente dell’Anp, ci sarà. Parallelamente, si è appreso di un incontro ad Amman tra il vicepresidente palestinese Hussein al-Sheikh e l’ex primo ministro britannico Tony Blair, un colloquio dedicato alla discussione degli scenari per il dopoguerra nella Striscia di Gaza, tenutosi proprio alla vigilia del vertice, a sottolineare la complessità degli equilibri in gioco. Ulteriore elemento di incertezza resta la posizione dell’Iran, ufficialmente invitato ma ancora indeciso sulla sua partecipazione.

Il "Trump day" e lo scambio degli ostaggi

Quello in programma è stato definito da molti come il "Trump day", una giornata storica che dovrebbe sancire l’addio alle armi dopo un conflitto lungo e devastante. Nelle ore che hanno preceduto il summit, l’attenzione era tutta rivolta allo scambio di ostaggi e prigionieri, una fase delicatissima sulla quale i guerriglieri di Hamas hanno continuato a negoziare fino all’ultimo istante, cercando di ottenere condizioni più vantaggiose. Questo passaggio, sebbene distinto dalla cerimonia formale, ne costituisce il presupposto indispensabile e il segnale concreto di una volontà di disinnescare la tensione, permettendo così ai leader mondiali di riunirsi in un clima già parzialmente disteso.

Il parterre internazionale e il sostegno europeo

Attorno ai due copresidenti, Trump e Sisi, si radunerà un parterre internazionale di alto profilo. Tra i partecipanti confermati figurano il presidente francese Emmanuel Macron, il primo ministro britannico Keir Starmer e il leader turco Recep Tayyip Erdogan, il quale, va ricordato, nelle settimane conclusive ha intensificato il suo già rilevante ruolo di mediatore. All’incontro prenderanno parte anche il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, il presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni e il premier spagnolo Pedro Sánchez. L’Unione Europea, nel suo insieme, avrà come rappresentante il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, che non ha mancato di ribadire il pieno sostegno dell’Europa al piano di pace proposto da Trump, definendolo senza mezzi termini “una concreta opportunità per costruire una pace duratura e giusta”, un endorsement politico che conferisce ulteriore peso all’iniziativa.

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