Trump e Sisi guidano il vertice per la pace a Sharm el-Sheikh tra Israele e Hamas
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Redazione Esteri
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I preparativi sono entrati nel vivo a Sharm el-Sheikh, località egiziana che lunedì 12 ottobre 2025 ospiterà un vertice internazionale di capitale importanza, il quale segue il cessate il fuoco, recentemente raggiunto, tra Israele e Hamas. L’accordo, il cui merito è ascritto a una mediazione congiunta condotta da Qatar, Egitto, Stati Uniti e Turchia, stabilisce, tra i suoi punti cardine, il rilascio degli ostaggi ancora trattenuti dal gruppo palestinese e quello di un numero consistente di prigionieri palestinesi. La cerimonia della firma, che sancirà ufficialmente questo delicato passaggio, sarà copresieduta dal presidente egiziano Abdel-Fattah el-Sissi e dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, i quali guideranno le operazioni in un summit dove, significativamente, non saranno presenti fisicamente né Israele né Hamas, sebbene le loro delegazioni tecniche siano già in città per le ultime verifiche.
Presenze e assenze all'ultimo minuto
Per gran parte della giornata, l’assenza più discussa è stata quella dell’Autorità nazionale palestinese, la quale, secondo quanto riportato da più fonti, non aveva inizialmente ricevuto un invito ufficiale al “Summit per la pace di Sharm el Sheikh”. Una situazione che, in serata, ha subito un’inversione di tendenza con una smentita perentoria: da Axios e dal canale Al Araby è infatti giunta la notizia che Abu Mazen, il presidente dell’Anp, parteciperà all’evento. A questo si aggiunge un altro tassello diplomatico, rappresentato dall’incontro, tenutosi ad Amman, tra il vicepresidente palestinese Hussein al-Sheikh e l’ex primo ministro britannico Tony Blair; un colloquio incentrato sulle complesse questioni relative al dopoguerra nella Striscia di Gaza, programmato proprio alla vigilia del vertice egiziano, a dimostrazione della fitta rete di contatti che lo circonda.
Il "Trump day" e la firma della pace
Quello in programma è stato definito da molti come il “Trump day”, una giornata storica dedicata alla pace e all’addio alle armi, il cui culmine sarà la cerimonia della firma. L’evento si svolge mentre sono ancora in corso le operazioni di scambio degli ostaggi, su cui Hamas, fino all’ultimo possibile momento, ha cercato di negoziare al rialzo con Tel Aviv, mostrando una certa ritrosia nel completare le procedure. La presenza di Donald Trump, affiancato da Abdel-Fattah el-Sissi, conferisce un peso geopolitico notevole all’intera operazione, simboleggiando l’impegno diretto della superpotenza americana in un processo che mira a stabilizzare non solo Gaza ma un’area più ampia del Medio Oriente.
Il parterre internazionale e il sostegno europeo
Tra i partecipanti di alto rango che animeranno il summit figurano capi di stato e di governo di primo piano sulla scena mondiale: Emmanuel Macron per la Francia, Keir Starmer per il Regno Unito, Recep Tayyip Erdogan – il quale, nelle settimane scorse, ha notevolmente intensificato il suo già rilevante ruolo di mediatore – per la Turchia, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, Giorgia Meloni per l’Italia e il premier spagnolo Pedro Sánchez. L’Unione Europea, dal canto suo, sarà rappresentata dal presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, il quale ha già avuto modo di ribadire, in più di un’occasione, il pieno e incondizionato sostegno dell’Europa al piano di pace proposto da Trump, definendolo senza mezzi termini “una concreta opportunità per costruire una pace duratura e giusta”. Un ulteriore elemento di interesse è costituito dall’invito esteso all’Iran, il quale, stando alle ultime indiscrezioni, mantiene una posizione di attesa e di incertezza sulla sua effettiva partecipazione.




