Iran, attacco nel sud di Israele: missili bucano le difese, 200 feriti tra cui decine di bambini

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Sono almeno centonovantacinque le persone rimaste ferite, undici delle quali in condizioni giudicate gravi, nel violento attacco missilistico lanciato dall’Iran nella serata di sabato contro due città israeliane nel distretto meridionale. A essere colpiti, con una potenza di fuoco che ha messo in crisi i sistemi di intercettazione, sono stati un quartiere popolare di Arad, cittadina affacciata sul Mar Morto, e un’area residenziale di Dimona. In quest’ultima località, il crollo di un edificio ha causato una sessantina di feriti; ad Arad, invece, un ordigno del peso stimato di mezza tonnellata ha raso al suolo una ventina di condomini. Tra i feriti, secondo quanto riportato dal Times of Israel citando fonti sanitarie, figurano una bambina di 5 anni e un ragazzino di 12 anni, entrambi raggiunti da schegge. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato di “miracolo” riferendosi all’assenza di vittime, un bilancio che il premier ha attribuito alla circostanza che molti residenti si trovavano in rifugi o nelle stanze blindate nel momento dell’impatto.

Due centri abitati nel mirino, la difficoltà della difesa aerea

L’attacco, che ha avuto luogo nel corso del fine settimana, ha visto l’impiego di almeno due missili balistici che hanno eluso le difese antiaeree israeliane, colpendo in pieno zone densamente popolate. A Dimona, dove si trova un impianto nucleare storico, la traiettoria dei razzi ha seminato panico e distruzione in un’area abitata, mentre ad Arad – centro caratterizzato da una composizione demografica eterogenea che include famiglie ultraortodosse ashkenaziti, arabi beduini e immigrati di origine russa – l’esplosione ha spazzato via interi complessi residenziali. I servizi di emergenza, intervenuti massicciamente sul posto, hanno riferito di un numero particolarmente alto di minori tra i soccorsi: settanta i bambini rimasti feriti nel solo attacco nella città sul Mar Morto, un dato che ha immediatamente acceso i riflettori sulla natura indiscriminata dell’operazione militare.

Tensioni al Nord e pressioni internazionali

Mentre il sud del Paese contava i danni e i feriti, la situazione non era più tranquilla neppure lungo il confine settentrionale. Un lancio di razzi attribuito a Hezbollah ha infatti provocato la morte di una persona nel nord di Israele, allargando ulteriormente il fronte del conflitto. In parallelo, la tensione diplomatica si è spostata su un piano globale con un messaggio diretto della nuova amministrazione americana. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha rivolto un ultimatum all’Iran, legando la riapertura dello Stretto di Hormuz – cruciale per il traffico petrolifero – alla minaccia di ritorsioni economiche mirate a lasciare il paese “al buio”. Un avvertimento che, sebbene formulato in termini di pressione commerciale, arriva in un momento in cui il rischio di un’escalation regionale appare concreto.

Il quadro interno tra emergenza sicurezza e dibattito politico

Il pesante attacco missilistico, che ha bucato le difese aeree israeliane provocando una strage sfiorata, ha trovato spazio anche nei notiziari nazionali in un contesto mediatico dominato da altri temi di rilevanza interna. Nel corso delle edizioni serali dei telegiornali, le immagini delle macerie di Arad e Dimona si sono alternate ai servizi dedicati alla campagna referendaria sulla Giustizia. Su Rete 4, il programma “Tg4 – Diario del giorno” ha ospitato il confronto tra Ettore Rosato, schierato per il Sì, e Matteo Ricci, sostenitore del No, mentre in diretta è intervenuto anche Raffaele Sollecito. Una commistione di temi che, sebbene apparentemente distanti, restituisce il clima di un paese costretto a gestire l’emergenza sicurezza internazionale mentre si prepara al voto interno.

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