Le mani dei Santapaola sulle ambulanze private e i retroscena dell'inchiesta Mercurio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Catania, durante la campagna elettorale per le Regionali del 2022, il fermento era palpabile. Le microspie del Ros, posizionate strategicamente, hanno catturato un’attività frenetica da parte dei mafiosi legati al gruppo di Castello Ursino. Ernesto Marletta, reggente del clan e appena scarcerato, era già immerso in una serie di affari, tra cui spiccava quello delle ambulanze private. Un settore che, come emerso dalle indagini, rappresentava uno dei tasselli centrali degli interessi del clan, con ramificazioni che si estendevano ben oltre il semplice controllo del territorio.

L’inchiesta “Mercurio”, che ha portato all’arresto di numerosi capi e gregari della mafia catanese, ha svelato un intreccio preoccupante tra criminalità organizzata e politica locale. Tra le intercettazioni più significative, spicca quella che vede protagonista Salvatore Mendolia, genero del capoclan Pasquale Oliva. Durante una conversazione in auto con la suocera, Vincenza, Mendolia ha fatto riferimento a un presunto summit con due esponenti del Partito Democratico e un deputato regionale, avvenuto dopo le amministrative del 2021. Un dialogo che, se confermato, potrebbe aprire ulteriori scenari di indagine.

Non solo ambulanze, però. L’inchiesta ha portato alla luce anche il sostegno del clan mafioso a consiglieri comunali come Grasso e Scuderi, oltre alla gestione opaca di affari legati ai cimiteri e alle gare d’appalto. Rosario Bucolo, intercettato mentre discuteva di una futura gara, aveva assicurato: «Appena ci sarà la giunta nuova, si fa la gara d’appalto». Una frase che, insieme ad altre prove, ha contribuito a delineare un quadro in cui politica e mafia sembrano muoversi su binari paralleli, se non addirittura convergenti.

Le ripercussioni dell’operazione Mercurio hanno già portato alle dimissioni del sindaco di Ramacca, Nunzio Vitale, eletto nel 2021 e attualmente detenuto nel carcere di Bicocca con l’accusa di voto di scambio politico-mafioso. Un caso che, insieme ad altri, dimostra come il controllo del territorio e delle istituzioni locali sia stato uno degli obiettivi primari del clan.

L’inchiesta, che continua a svilupparsi, ha inoltre rivelato dettagli sulla vendita di un’edicola da parte di Pippo Arcidiacono a Rosario Bucolo, un passaggio che sembra inserirsi in un più ampio disegno di infiltrazione nel tessuto economico e sociale della città. Un sistema che, come dimostrano le intercettazioni e le prove raccolte, si reggeva su una fitta rete di relazioni e complicità, spesso celate dietro apparenti normalità.

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