Addio a Francesco Paolo Casavola, giurista della civiltà costituzionale
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Con la scomparsa di Francesco Paolo Casavola, scomparso a novantaquattro anni nella città che aveva eletto a sua dimora intellettuale, Napoli, si è spenta una delle menti giuridiche più lucide e poliedriche del Novecento italiano. La sua esistenza, che ha attraversato con vigore intellettuale quasi un secolo, ha modellato in profondità, con un’azione spesso discreta ma sempre determinante, la cultura giuridica nazionale e le stesse istituzioni repubblicane, privandole ora di un punto di riferimento la cui luminosità derivava proprio dalla rara capacità di coniugare il sapere storico con le urgenze etiche del presente.
Una carriera al servizio del diritto come forma di civiltà
Nato a Taranto nel 1931, Casavola ha costruito, a partire dalla sua fondamentale vocazione di storico del diritto romano, un percorso accademico e pubblico di straordinaria ampiezza. Il suo non fu mai un approccio meramente tecnico o archeologico alla norma; per lui, e questo costituì il filo rosso di tutta la sua opera, il diritto rappresentava soprattutto una forma di civiltà, uno strumento per organizzare la convivenza umana su basi di razionalità e di equità. Questa convinzione lo guidò quando, in uno dei momenti più delicati della storia nazionale, assunse la presidenza della Corte costituzionale, traghettando l’organo di garanzia attraverso la complessa transizione dalla Prima alla Seconda Repubblica, ruolo per il quale sarebbe stato in seguito nominato presidente emerito.
Dalla Treccani alla bioetica: l’impegno per il sapere condiviso
Il suo impegno istituzionale, del resto, spaziò con una coerenza notevole attraverso ambiti solo in apparenza distanti, ma tutti riconducibili a quella idea alta di cultura come bene comune. Presiedette infatti, in un decennio cruciale, l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani, guidandone la fondamentale svolta digitale, e fu anche Garante per l’editoria, vigilando sul pluralismo dell’informazione. Nessuno, forse, meglio della presidenza del Comitato nazionale per la bioetica seppe però esemplificare il suo pensiero: in quel foro, le domande radicali poste dalla scienza contemporanea trovavano in lui un interlocutore capace di affrontarle non con dogmi, bensì con gli strumenti della riflessione giuridica e filosofica, sempre tesa a individuare il fondamento di una dignità umana da preservare.
L’ultimo saluto di Napoli e il lascito di un pensiero
I funerali, celebrati nell’Arciconfraternita dei Pellegrini a Napoli, hanno visto una partecipazione sobria ma significativa delle istituzioni locali, con il sindaco e il prefetto schierati in prima fila a rendere omaggio a chi della città partenopea aveva fatto il proprio centro di vita e di studi. La sua eredità, che vivrà integralmente nella vasta produzione scritta e nell’esempio di un servizio pubblico intellettualmente rigoroso, rimane a disposizione di chiunque voglia ancora interrogarsi sul senso profondo del diritto, quello che nasce dalla storia e si proietta, con responsabilità, nella costruzione del futuro.




