Il pareggio del Torino che sa di vacanza (e di salvezza) e il rigore che riapre i vecchi fantasmi
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Redazione Sport
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La domenica sera del Grande Torino, quella che avrebbe dovuto consacrare matematicamente la corsa scudetto dell’Inter, si è invece trasformata in un’altra dimostrazione di quanto il calcio sia incline agli eccessi di fiducia. Perché la capolista, reduce da un avvio di partita clinicamente perfetto, ha deciso di “andare in vacanza”, parola dell’ex direttore Fabrizio Biasin, dopo aver scavato il doppio vantaggio. Da una parte, è innegabile che la formazione granata – spinta da un’intensità ritrovata sotto la guida di D’Aversa che ormai possiamo definire strutturale – abbia avuto il merito di crederci fino all’ultimo respiro; dall’altra, l’Inter ha commesso l’errore madornale di stabilire che la contesa fosse finita quando in realtà non lo era affatto. Il 2-2 finale è il verdetto di un allentamento della tensione, un “punticino” che, come sottolineato dallo stesso Biasin a Pressing, non sposta più di tanto gli equilibri altissimi in vetta. Mancano ancora tre punti da distribuire sulle ultime quattro giornate, e nessuna catastrofe è consumata, ma la sensazione è che i nerazzurri abbiano gettato alle ortiche l’occasione di chiudere il discorso una volta per tutte.
La rimonta granata e i fantasmi del Var
Il racconto della partita, quello che rimarrà nei tabellini, parla di una doppietta di vantaggio firmata Thuram e Bisseck annullata dalle reti di Simeone e dal rigore trasformato da Vlasic. Tuttavia, nel post-partita di Torino, il dibattito non si è arenato solamente sull’approccio mentale dell’Inter – quella che ha concesso una “piccola vacanza” di venti minuti ai padroni di casa – ma si è intrecciato brutalmente con un altro tema caldo che arriva da lontano. Il discorso si è spostato inevitabilmente sull’episodio del penalty concesso ai granata, e da lì, quasi per associazione di idee, è riemersa la questione giudiziaria che grava sul mondo arbitrale. Per capire il contesto di queste polemiche, occorre fare un passo indietro, tornare al match Inter-Verona del 6 gennaio 2024, quando un avvenimento marginale (una gomitata non sanzionata) innescò la scintilla di un’inchiesta ben più ampia.
La denuncia che non si è spenta: frode sportiva e l’ombra lunga dell’inchiesta
L’avvocato Michele Croce, intervenuto proprio nella trasmissione Pressing, ha riacceso i riflettori su una vicenda che qualcuno sperava ormai archiviata. A differenza di una semplice polemica da salotto sportivo, la sua è una battaglia legale concreta: è lui il legale che presentò una denuncia per il reato di frode sportiva al Tribunale di Milano, prendendo di mira l’operato del Var Nasca e dell’Avar Di Vuolo durante quella gara del 2024. Ciò che rende la faccenda tutt’altro che una scia d’estate è la recente evoluzione processuale: il pm Ascione non solo ha raccolto la palla al balzo, ma ha dilatato l’indagine, ravvisando una possibile “regia” dietro questi presunti errori sistematici. Per l’Inter di allora, giocare in condizioni di presunta regolarità alterata significò subire un danno sportivo, e Croce – con la schiettezza di chi ha frequentato le aule di tribunale – ha descritto la violazione come “dolosa”, basata sul mancato utilizzo dell’on field review che la norma avrebbe reso obbligatorio.
La matematica della salvezza e il futuro blindato
Mentre i riflettori si accendevano sui legali e sui presunti complotti, il Torino ha festeggiato in silenzio un traguardo che, per quanto meno glamour dello scudetto, è forse il vero affare della serata. Il pareggio contro l’Inter regala ai granata la salvezza matematica, un obiettivo che a inizio stagione appariva tutt’altro che scontato, viste le difficoltà accumulate nel girone d’andata. E la permanenza nella massima serie non è solo un dato statistico per la classifica: ha innescato una serie di clausole contrattuali pesantissime per le casse del club. Il pareggio di ieri ha infatti azionato i riscatti obbligatori per il centrocampista Tino Anjorin (prelevato dall’Empoli per 4.5 milioni di euro) e per l’attaccante croato Sandro Kulenovic, per il quale il Torino dovrà versare alla Dinamo Zagabria tre milioni di euro aggiuntivi. Se a questi aggiungiamo il riscatto già perfezionato di Giovanni Simeone – l’autore dell’1-2 che ha riaperto i giochi ieri sera –, il club di Cairo si trova di fronte a una rivoluzione silenziosa del proprio parco attaccanti. D’altra parte, il futuro di Duvan Zapata, reduce da una stagione complicata, rimane avvolto nel più fitto dei dubbi, ma questa è un’altra storia.




