Garlasco, la vacanza mai fatta e l’impronta che riapre il caso Poggi
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Redazione Interno
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Quella vacanza a Punta Ala, organizzata per un gruppo di diciannovenni e mai realizzata, è finita tra le carte dell’inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, la ragazza uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco. A legare i due fatti è Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, Marco Poggi, e oggi indagato per concorso in omicidio. Un’amicizia che, secondo gli investigatori, nascondeva dinamiche più complesse di quelle raccontate inizialmente, quando tutto sembrava ruotare attorno a serate passate a giocare con la Playstation.
La svolta è arrivata con la “scoperta” dell’impronta numero 33, attribuita al palmo della mano destra di Sempio e rinvenuta sul muro della taverna al piano seminterrato della casa di via Pascoli. Un ambiente che, stando alle prime dichiarazioni, Sempio avrebbe avuto ben pochi motivi per frequentare. Eppure, quell’impronta — analizzata dai consulenti della procura — ha costretto gli inquirenti a rivedere i movimenti dell’indagato all’interno dell’abitazione, dove Chiara viveva con il fratello.
Se all’inizio i verbali dipingevano un quadro semplice, fatto di ragazzi uniti dalla passione per i videogiochi e radunati nel salone al piano terra, le successive testimonianze hanno messo in luce incongruenze. Le versioni di Sempio, in particolare, sono cambiate più volte, soprattutto riguardo alla sua presenza nella taverna, dove sono stati trovati segni che ora lo collegano alla scena del crimine.
A complicare il quadro ci sono le telefonate, che secondo l’accusa potrebbero ricostruire movimenti e alibi non così solidi come sembravano. L’avvocata di Sempio, però, contesta: «Si sta costruendo un mostro senza prove concrete». Intanto, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano continuano a lavorare a fari spenti, cercando di far combaciare i tasselli mancanti: i giochi da tavolo nella taverna, l’alibi di un altro amico a Vigevano, le amnesie e le contraddizioni emerse negli interrogatori.




