Herzog a Venezia: «Fare cinema è da criminali», e intanto sbarca su Instagram
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Werner Herzog, insignito del Leone d’oro alla carriera, ha dispensato il suo cinismo visionario durante una masterclass alla Mostra del Cinema di Venezia, affermando senza mezzi termini che «per fare film bisogna essere quasi dei criminali». Una dichiarazione volutamente provocatoria, che riassume la sua filosofia di regista intransigente e fuori dagli schemi, un “soldato del cinema” che ha sempre percorso strade indipendenti e spesso impervie. La sua carriera, costellata di imprese al limite dell’impossibile, conferma del resto una dedizione totale all’arte, che non ammette compromessi.
Nel frattempo, dimostrando di saper cogliere anche le contraddizioni del presente, il cineasta bavarese ha stupito tutti aprendo un profilo Instagram, dove sta dispensando contenuti che, a suo modo, sono altrettanto bizzarri e riflessivi dei suoi lungometraggi. Un approccio sorprendente per un artista che ha sempre esplorato, tra le altre cose, il rapporto conflittuale tra uomo e tecnologia.
L’attenzione della kermesse lagunare si è però concentrata soprattutto sul suo ultimo lavoro, «Ghost Elephants», presentato fuori concorso. Il documentario, definito da molti il migliore visto finora al Lido, è un’immersione ipnotica e profonda nel cuore dell’Africa, un continente raccontato attraverso la lente della sua maestosità perduta e della nostra ignoranza. Herzog, come è suo costume, evita il registro didascalico o puramente naturalistico per costruire invece un’opera sulla memoria e sull’assenza.




