Guerra Ucraina-Russia, la pasqua di sangue e i missili balistici su Kharkiv e Zaporizhzhia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tregua che avrebbe dovuto accompagnare le festività pasquali, nella realtà dei fatti, si è trasformata in un’escalation militare difficile da ignorare. Volodymyr Zelensky, presidente ucraino, ha denunciato l’accaduto con la consueta fermità: Mosca, lungi dal voler sospendere le operazioni belliche in occasione di una ricorrenza simbolica come la Pasqua, avrebbe invece intensificato i bombardamenti. Nel giorno della sua denuncia, i corpi senza vita estratti dalle macerie erano già dieci, un numero che fotografa la distanza siderale tra le parole di pace pronunciate da alcuni diplomatici e i fatti sul terreno. “Quasi 500 droni e missili da crociera”, ha specificato su X il ministro degli Esteri ucraino Andriy Sybiha, sono stati lanciati nelle ultime ore dall’esercito russo. Un numero impressionante, che rivela la volontà di saturare le difese aeree di Kiev proprio mentre quest’ultima tenta, seppur tra mille difficoltà, di rilanciare un qualche tavolo negoziale.

Missili balistici e obiettivi civili: le esplosioni nel cuore delle due città

Non solo droni e crociere, però. La notizia più rilevante della giornata, riportata dall’agenzia ucraina Rbc, riguarda l’uso di missili balistici – armi dalla traiettoria difficilmente intercettabile – contro Kharkiv e Zaporizhzhia. Le due città, già martoriate da quasi due anni di conflitto, sono state scosse da “forti esplosioni”, come hanno riferito rispettivamente Oleg Sinegubov, capo dell’amministrazione militare regionale di Kharkiv, e Ivan Fedorov, suo omologo per Zaporizhzhia. I due funzionari, attraverso i loro canali Telegram, hanno parlato di un attacco improvviso e violento, senza per ora fornire il numero definitivo di vittime o danni strutturali. Quel che è certo, e che emerge dalle loro dichiarazioni frammentarie, è la natura balistica dei razzi impiegati: una scelta tecnica che non lascia spazio a dubbi sulla volontà di colpire obiettivi precisi – o, in alcuni casi, semplicemente di seminare il paniere – con tempi di reazione ridottissimi per i sistemi di difesa ucraina.

I negoziati trilaterali congelati, ma il canale Usa-Russia resta aperto

In questo quadro di violenza crescente, i tentativi di mediazione appaiono quantomeno in salita. I negoziati trilaterali – quelli che avrebbero dovuto coinvolgere, a vario titolo, mediatori esterni oltre a Kiev e Mosca – sono stati ufficialmente sospesi. A confermarlo, in una dichiarazione ripresa dall’agenzia Tass, è stato Yuri Ushakov, consigliere diplomatico del Cremlino. L’uomo, noto per la sua lunga esperienza nei dossier internazionali, ha però aggiunto un dettaglio non secondario: “la Russia resta in contatto con gli Stati Uniti sulla questione”. Un’osservazione, la sua, che sottolinea come il canale bilaterale tra Mosca e Washington – con Trump tornato alla Casa Bianca – non si sia mai del tutto interrotto, anche quando i fronti negoziali più ampi mostrano crepe insanabili. Resta da capire, leggendo tra le righe, se questi contatti abbiano un contenuto sostanziale o siano solo una forma di cortesia diplomatica per tenere aperta una linea.

Kiev tra difesa e diplomazia: l’offensiva russa come risposta alla tregua

La sequenza degli eventi, per come viene raccontata da Zelensky, assume i contorni di una precisa strategia russa. La proposta di una tregua pasquale – avanzata da fonti che il presidente ucraino non ha voluto specificare – avrebbe ricevuto come risposta non un rifiuto formale, bensì un’intensificazione degli attacchi. “Ecco come Mosca risponde”, ha tuonato Zelensky, lasciando intendere che ogni gesto di apertura da parte di Kiev venga interpretato dal Cremlino come un’opportunità per colpire più forte. Sybiha, dal canto suo, ha parlato di quasi cinquecento ordigni lanciati in un solo arco temporale, un numero che da solo basta a far capire la portata dell’offensiva. Missili da crociera e droni, ma anche i più temuti balistici, hanno preso di mira infrastrutture civili e militari senza soluzione di continuità, in quella che si configura come una delle giornate più violente delle ultime settimane. E tutto mentre Kiev, spremuta tra la necessità di difendersi e l’urgenza di tornare al tavolo delle trattative, cerca disperatamente di non soccombere su nessuno dei due fronti.

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