Flotilla, Herzog condanna gli abusi: fermati anche due italiani

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le parole del presidente israeliano Isaac Herzog segnano la prima presa di distanza istituzionale dagli abusi denunciati dopo il fermo degli attivisti della Flotilla diretta verso Gaza. Herzog ha condannato gli “atti brutali” compiuti contro alcune persone arrestate, attribuendoli a “una manciata di persone” convinte che i fermati “non abbiano diritti umani”. Una dichiarazione arrivata mentre continuano a circolare i video girati nel porto di Ashdod e diffusi sui social dal ministro della Sicurezza Ben Gvir, immagini finite anche all’attenzione della procura di Roma e diventate oggetto di forte indignazione internazionale. Dal governo guidato da Benjamin Netanyahu, invece, non sono ancora arrivate scuse ufficiali ai Paesi coinvolti, compresa l’Italia, dopo il fermo di alcuni cittadini stranieri.

Le accuse formulate dagli attivisti riguardano il trattamento ricevuto dopo l’abbordaggio dell’imbarcazione in acque internazionali al largo di Cipro. Secondo le testimonianze diffuse nelle ultime ore, i fermati sarebbero stati perquisiti, legati e trasferiti con la forza su una “nave prigione”. Gli attivisti raccontano di essere stati privati dei propri effetti personali e dei vestiti necessari per affrontare il freddo notturno. Nelle dichiarazioni rese pubbliche vengono descritti anche episodi di violenza fisica, l’uso di taser su persone bagnate, il lancio di granate sonore e presunti abusi sessuali. Le accuse vengono però respinte dalle autorità israeliane, mentre l’Idf prova a smarcarsi dalle immagini e dalle violenze mostrate nei video circolati online.

Le testimonianze degli attivisti dopo il fermo della Flotilla

Una delle testimonianze più dure è arrivata da un gruppo di attivisti australiani della Global Sumud Flotilla, rientrati in patria dopo il fermo. Gli attivisti sostengono di essere stati arrestati mentre tentavano di raggiungere la Striscia di Gaza con una missione umanitaria. Una donna australiana ha raccontato pubblicamente di essere stata “picchiata, torturata e abusata sessualmente” insieme ai suoi compagni durante la detenzione. Le sue parole hanno alimentato ulteriormente il dibattito internazionale già esploso dopo la diffusione dei filmati dal porto di Ashdod. Le immagini hanno avuto ampia circolazione sui social e hanno riacceso l’attenzione su quanto sta accadendo a Gaza, trasformando il caso della Flotilla in un nuovo fronte di tensione politica e diplomatica.

Nel racconto degli attivisti emerge anche il riferimento alle condizioni della detenzione. Alcuni sostengono di non aver ricevuto né acqua né cibo e di essere stati costretti a mantenere la testa abbassata per impedire il contatto visivo con le altre persone fermate. Le denunce parlano inoltre di pestaggi e trattamenti degradanti durante il trasferimento e nelle ore successive all’arresto. Le autorità israeliane continuano a respingere le accuse, ma il caso si sta allargando anche fuori da Israele. I video e le testimonianze hanno infatti provocato reazioni in diversi Paesi, soprattutto per il coinvolgimento di cittadini stranieri presenti a bordo della Flotilla.

Il caso politico e il coinvolgimento italiano

Tra le persone fermate risultano anche due italiani. La vicenda ha assunto rapidamente un rilievo politico dopo la diffusione dei filmati condivisi dal ministro Ben Gvir e le testimonianze degli attivisti rilasciate dopo il rilascio. L’attenzione in Italia si è concentrata in particolare sul racconto di Dario Carotenuto, deputato del Movimento 5 Stelle che si trovava a bordo della Flotilla. Il parlamentare ha annunciato che ricostruirà pubblicamente il fermo subito da parte delle forze israeliane, mentre il tema è diventato oggetto di approfondimento televisivo e di confronto politico.

Il caso della Flotilla si inserisce in un contesto già segnato da forti tensioni internazionali sul conflitto a Gaza. Le immagini diffuse dal porto di Ashdod e le accuse di torture e violenze sessuali hanno contribuito ad amplificare il dibattito sulle modalità operative adottate durante l’abbordaggio dell’imbarcazione. La condanna pronunciata da Herzog rappresenta finora l’unica presa di posizione esplicita arrivata dai vertici istituzionali israeliani sugli episodi denunciati dagli attivisti, mentre restano aperte le contestazioni sulle responsabilità e sulle condizioni del fermo.

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