La provocazione della ‘comunione’ alcolica in fiera a Rimini: la Diocesi insorge e l’azienda si difende

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non era una semplice degustazione tra stand, quella andata in scena negli spazi del Beer&Food Attraction, la fiera riminese dedicata al mondo delle birre e delle bevande, bensì una messa in scena – letteralmente – che ha finito per travalicare i confini del marketing per addentrarsi in un terreno, quello del sacro, decisamente più scivoloso. Un’azienda lombarda, produttrice di bitter, aveva pensato bene di allestire il proprio spazio espositivo nel padiglione D5 con una scenografia che riproduceva, fin nei minimi dettagli, l’interno di una chiesa, con tanto di altare fittizio e banconi trasformati in un surrogato di navata laterale -3. L’idea promozionale, nel tentativo di catturare l’attenzione dei visitatori e distinguersi tra gli oltre seicento espositori presenti, prevedeva che alcune figuranti, avvenenti ragazze vestite con abiti talari che imitavano quelli delle suore, distribuissero ai curiosi quella che veniva spacciata per una “comunione” laica, dove fintè ostie, verosimilmente rappresentate da particole di pane, venivano intinte nel liquido ambrato del bitter e offerte come in un rito eucaristico parallelo -1-3. Accanto a loro, altri ragazzi indossavano sai francescani, e il tutto culminava con l’invito a partecipare a una sorta di “messa” pomeridiana, ovviamente accompagnata da un aperitivo collettivo, una fusione tra sacro e profano che non è affatto passata inosservata.

La reazione, va detto, non si è fatta attendere, e a farsi portavoce del disagio diffuso non è stata solo la sensibilità dei singoli fedeli che hanno passeggiato tra i padiglioni, ma è giunta dritta, e con parole pesanti come macigni, dagli uffici della curia. La Diocesi di Rimini, infatti, ha rotto il silenzio con una nota ufficiale che non lascia spazio a interpretazioni, esprimendo non una semplice critica, ma una “ferma deplorazione” nei confronti dell’iniziativa commerciale -3. Nella loro analisi, i vertici diocesani hanno sottolineato come quell’allestimento non potesse essere liquidato come una semplice trovata goliardica o un azzardo pubblicitario fine a sé stesso, bensì si configurasse come un’operazione di pessimo gusto, oggettivamente lesiva per il sentimento religioso di molti cattolici. “L’Eucaristia”, hanno ribadito dalla Diocesi, “rappresenta per i credenti il cuore pulsante della fede, e ridurla a mero espediente scenografico o, peggio ancora, a strumento promozionale per vendere un bitter, significa banalizzare e svillire un sacramento che per milioni di persone costituisce il fondamento stesso della vita ecclesiale” -3. Un’accusa pesantissima, quella di aver scaduto in un vero e proprio dileggio dei riti più sacri, che ha subito trovato eco anche in alcune dichiarazioni politiche locali, con il consigliere comunale della Lega Andrea Pari che ha chiesto formalmente alla Italian Exhibition Group, la società che gestisce gli spazi fieristici, di vigilare affinché simili episodi non si ripetano, trasformando le fiere da vetrine economiche a luoghi di offesa per l’identità religiosa dei cittadini -1.

Di fronte alla bufera mediatica e all’ondata di indignazione, la Fusetti, l’azienda lombarda finita al centro delle polemiche, ha cercato di gettare acqua sul fuoco, pur senza smontare la scenografia incriminata durante i giorni della fiera. In una breve nota diffusa per chiarire la propria posizione, i responsabili dell’impresa hanno tenuto a precisare che non vi era, nelle loro intenzioni iniziali, alcuna volontà di mancare di rispetto alla fede cattolica o di provocare lo sdegno dei fedeli. Hanno parlato di un’iniziativa nata con spirito goliardico, pensata per stupire e creare engagement in un contesto, quello fieristico, dove la competizione per accaparrarsi l’attenzione del pubblico è spietata e spesso si ricorre a espedienti visivi forti -3. Tuttavia, preso atto delle segnalazioni e delle reazioni, peraltro piuttosto dure, emerse in particolare dopo l’intervento della Diocesi, l’azienda ha dichiarato di volersi impegnare per il futuro ad adottare linee promozionali più consapevoli, evitando di riproporre situazioni che possano essere interpretate come una presa in giro dei simboli religiosi -3.

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