Woody Allen, novant'anni di cinema e battute tra New York e l'umorismo esistenziale

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Compie novant'anni, cifra che suona quasi anacronistica per un autore la cui cifra stilistica è rimasta pervicacemente legata all'inquietudine e al dubbio esistenziale, Woody Allen, nato a New York il 30 novembre del 1935. L'artista, che ha recentemente pubblicato il suo primo romanzo, "Che succede a Baum?", edito in Italia da La Nave di Teseo, ha auspicato di trascorrere questo traguardo "in modo tranquillo e senza imprevisti", aggiungendo il desiderio di "andare avanti così in buona salute". Una dichiarazione, la sua, che stride piacevolmente con la produzione di battute fulminanti sulla mortalità, tra le quali spicca la celebre affermazione di non aver paura della morte in sé, "è soltanto che non vorrei essercì quando succederà", mentre l'immortalità la riteneva, con tipico understatement, "poco conveniente" per via dei costi esorbitanti che comporterebbe la vita eterna.

Un'eredità cinematografica che definisce una città

La sua filmografia, un vero e proprio dizionario della comicità colta e della nevrosi urbana, ha regalato al pubblico una sequenza di capolavori che hanno plasmato l'immaginario collettivo sulla Grande Mela; da "Io e Annie" a "Manhattan", da "Zelig" a "Crimini e misfatti", fino a "Basta che funzioni" e "Midnight in Paris", le sue opere costituiscono un dialogo ininterrotto con la città, al punto che si potrebbe affermare come New York non sarebbe la stessa senza i suoi film, più che il contrario. Il suo sguardo, ironico e profondamente malinconico, ha saputo trasformare l'ansia e le piccole tragedie quotidiane in una forma d'arte universalmente riconoscibile, interrogando senza sosta, e con levità, il senso stesso dell'esistenza.

La celebrazione di un genio multiforme tra pagine e pellicola

A testimoniare la vastità della sua eredità culturale, che abbraccia il cinema, la letteratura e persino la musica jazz, è arrivato un volume monumentale, "Tutto Woody Allen", curato sapientemente da Enrico Giacovelli per i tipi di Gremese. Il libro, che si propone come un'opera enciclopedica, tratteggia il ritratto di un "sovrano delle comiche contraddizioni", un eterno Zelig capace di riflettersi in ogni epoca e di continuare a produrre, idealmente, senza soluzione di continuità. La sua comicità, che non ammette facili sintesi, si basa su un umorismo che, partendo dal personale e dal neurotico, sa raggiungere vette di riflessione filosofica accessibile a molti, rendendo leggero ciò che è profondo senza mai banalizzarlo.

L'umorismo come strumento di indagine sulla condizione umana

Le sue battute, delle quali si è voluto celebrare l'anniversario con una selezione delle più divertenti, non sono mai mere gag fine a sé stesse, bensì il veicolo attraverso il quale esplorare le assurdità e le paradossali verità della vita. Se ne ricava l'immagine di un autore il cui lavoro, nel suo complesso, risuona come un monologo interiore continuo, a tratti esilarante e a tratti struggente, sulla solitudine, l'amore, l'arte e il fato. Il suo compleanno, dunque, non segna un punto d'arrivo, ma un altro capitolo di una produzione instancabile che, dal jazz alle luci di Manhattan, continua a porsi, e a porci, domande essenziali con il sorriso sulle labbra.

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