Woody Allen a novant'anni: "La vecchiaia pesa, il lavoro mi tiene vivo"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   A pochi giorni dal traguardo dei novant'anni, che taglierà il prossimo 30 novembre, Woody Allen, con la consueta schiettezza che lo contraddistingue da decenni, riflette sul peso degli anni senza indulgenza verso sé stesso o verso i cliché che spesso accompagnano l'età avanzata. "È un po' triste, ma non credo che festeggerò", ha dichiarato nel corso di un'intervista a Radio2 Social Club, dove era ospite di Luca Barbarossa ed Ema Stokholma, spiegando come l'avanzare dell'età porti con sé, inevitabilmente, un carico di acciacchi e difficoltà fisiche che poco si conciliano con i festeggiamenti. Il regista, la cui filmografia vanta titoli entrati nella storia del cinema come *Io e Annie* e *Hannah e le sue sorelle*, non nasconde una certa malinconia, affermando che, nonostante si dica che si diventi più saggi, la realtà dei fatti è che il Corpo sviluppa sempre più problemi, rendendo il compleanno un'appuntamento da non celebrare.

Il lavoro come unica ancora di salvezza

Se da un lato l'incedere del tempo è percepito come un fardello, dall'altro è proprio l'attività creativa a costituire, per Allen, un baluardo contro i "pensieri più tristi". "Lavorare mi tiene occupato e mi tiene vivo", ha sottolineato, rivelando come l'impegno costante sul set rappresenti per lui non solo una professione ma una vera e propria strategia di sopravvivenza, un mezzo per tenere a bada la malinconia e conservare un legame vitale con il mondo. Questo approccio, che ha caratterizzato l'intera sua carriera, gli permette di guardare avanti nonostante le ammissioni sulla fatica dell'invecchiare, dimostrando una resilienza che va al di là dei semplici riconoscimenti, come i quattro Oscar vinti.

Il nuovo progetto cinematografico a Madrid

La conferma di questa inesauribile spinta a creare arriva dall'annuncio del suo prossimo film, un progetto attualmente noto con il titolo di lavorazione *Wasp 2026*, che lo vedrà nuovamente dietro la macchina da presa nella capitale spagnola. Dopo l'esperienza parigina di *Un colpo di fortuna – Coup de chance*, il cineasta newyorkese ha quindi scelto Madrid per ambientare la sua nuova storia, un'opera che gode del sostegno economico del governo locale e che, inizialmente pensata per essere realizzata in Italia, troverà invece nella Spagna la sua cornice ideale. Si tratta dell'ultimo tassello di una produzione incessante, che prosegue noncurante del compleanno simbolico, quasi a smentire con i fatti le parole sulla fatica dell'età.

Un ritratto senza autoindulgenze

Le sue dichiarazioni, che hanno toccato sia la sfera privata che quella professionale, dipingono un ritratto coerente e privo di qualsiasi autoindulgenza, lontano dalle celebrazioni e concentrato piuttosto sull'operosità quotidiana. L'idea di non festeggiare i novant'anni non nasce da un rifiuto ostentato ma dalla lucida accettazione di una condizione fisica che impone i suoi limiti, mentre il desiderio di "buona salute" emerge come il bene più prezioso, l'unico vero auspicio degno di essere espresso. La sua è una filosofia pratica, dove il lavoro funge da antidoto alla tristezza e dove la creazione artistica rimane l'unico vero, personale, modo di esistere.

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