Woody Allen, 90 anni di stile e cinema tra inquadrature e nevrosi

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   In un'epoca, come quella del crepuscolo degli anni Sessanta, in cui il sogno americano mostrava la sua faccia più cruda e l'eroe tradizionale lasciava il posto a una figura di perdente, di "loser" incapace di trovare una collocazione nel mondo, il cinema accolse la personalità assurda e geniale di Woody Allen. La sua comicità, un perfetto connubio tra Groucho Marx e Sigmund Freud, si impose con una malinconia a tratti contagiosa e struggente, dipingendo i rapporti umani, specialmente quelli amorosi, nella loro complessità più autentica. La sua poetica visiva, che ha reso omaggio a New York attraverso scorci indimenticabili, è spesso accompagnata dalle note senza tempo del jazz, come la celebre "Rapsodia in blue" di George Gershwin che ha reso eteree le sequenze di "Manhattan".

L'identità di un autore

Nato come Allan Stewart Königsberg in una famiglia ebraica di Brooklyn, Woody Allen ha sviluppato precocemente un talento innato per la scrittura e per l'umorismo, iniziando a vendere battute ai giornali quando aveva soltanto quindici anni e superando, con i suoi guadagni, lo stipendio combinato dei genitori. Prima di approdare dietro la macchina da presa, aveva già forgiato la sua identità artistica nei locali del Village, dove lavorava come stand-up comedian, e negli studi televisivi, per i quali scriveva sketch, delineando quel personaggio ironico e nevrotico che sarebbe diventato la sua firma inconfondibile. La sua carriera, che lo ha visto esplorare con insistenza le ragioni, anche le più futili, per cui vale la pena vivere, ha anticipato di molto la moda delle classifiche e delle "top 10 list".

Un sondaggio sui film preferiti

In occasione del novantesimo compleanno del regista, il sito Saldi Privati ha condotto un'indagine tra il suo pubblico per stabilire i "fan favourites" della sua sterminata filmografia. L'iniziativa, che si è concentrata esclusivamente su un'analisi di tipo modaiolo, ha offerto l'opportunità di ripercorrere le pietre miliari della sua produzione, da "Love and Death" con Diane Keaton a pellicole che sono diventate vere e proprie icone di stile. Il sondaggio ha permesso di tracciare una mappa dei lavori più amati, quelli che contengono alcune delle sue battute più folgoranti e che meglio incarnano il suo sguardo unico sul mondo.

L'eredità di uno stile inconfondibile

La sua opera, che va ben al di là della semplice comicità, costituisce un capitolo fondamentale della cinematografia del Novecento, caratterizzato da uno stile riconoscibilissimo. I suoi film, che esplorano senza sosta le dinamiche dei rapporti interpersonali e l'assurdità della condizione umana, restano dei punti di riferimento per la loro capacità di fondere umorismo intelligente e profondità emotiva. L'allenologia, ovvero lo studio della sua filmografia, continua a rivelare la coerenza e l'evoluzione di un autore che ha fatto della propria sensibilità un linguaggio universale, capace di parlare di cose serie con leggerezza e di cose leggere con una profondità inaspettata.

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