Nepal, recuperati i corpi di Paolo Cocco e dell'escursionista francese
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Redazione Interno
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I soccorritori nepalesi hanno portato a termine, in giornata, il recupero di due corpi dal Monte Yalung Ri, là dove, all'inizio della settimana, una valanga di inaudita violenza si è abbattuta sul gruppo di alpinisti, travolgendone sette e causandone la morte. Le operazioni, condotte in un ambiente ancora instabile e reso pericoloso dalle condizioni meteorologiche spesso avverse che caratterizzano quelle quote, hanno permesso di trarre in salvo le spoglie del fotografo italiano Paolo Cocco e quelle dell'escursionista francese Christian André Manfredi. Secondo quanto riportato dal giornale locale The Himalayan Times, a cui si deve la prima diffusione della notizia, entrambi i corpi sono stati successivamente trasportati in elicottero verso la capitale Kathmandu, dove saranno sottoposti all'autopsia di legge, una procedura necessaria per accertare le cause del decesso in circostanze così drammatiche.
La disperata attesa per i dispersi
Mentre le autorità locali hanno confermato la scomparsa di tre connazionali – Alessandro Caputo, Stefano Farronato e lo stesso Cocco – la Farnesina ha diramato un comunicato nel quale esprime profonda preoccupazione per le sorti di altri cinque italiani, dei quali non si hanno notizie da quando la montagna è stata investita dal cataclisma di ghiaccio e roccia. "Non si hanno notizie di 7 italiani, tra cui Marco Di Marcello e Markus Kirchler", si legge testualmente nella nota, la quale specifica come i cellulari dei dispersi non siano più raggiungibili, un silenzio che alimenta il timore e l'angoscia dei familiari, i quali seguono con il fiato sospeso ogni sviluppo delle ricerche.
La speranza tenace dei familiari di Marco Di Marcello
A Villa Zaccheo, in provincia di Teramo, la famiglia della guida alpina Marco Di Marcello, uno dei dispersi, vive sospesa tra la disperazione e un'ostinata speranza. A farsi portavoce dei sentimenti di tutti è il fratello minore, Gianni, il quale, mentre i genitori si trincerano in un silenzio carico di dolore, racconta con fermezza la convinzione che Marco sia ancora in vita. "Siamo certi che Marco sia vivo, ha scavato un cunicolo nella neve", sono le sue parole, che dipingono l'immagine di una lotta per la sopravvivenza contro ogni previsione, un barlume di fiducia che si aggrappa alla professionalità e alla tempra del fratello, conoscitore profondo di quelle vette impervie.
Le prime immagini dalla montagna
Dall'epicentro della tragedia giungono intanto le prime immagini, un video girato dai soccorritori giunti sul posto poco dopo il distacco della valanga e verificato dall'agenzia Reuters. Le riprese, agghiaccianti, mostrano un paesaggio sconvolto e desolato, dove la forza della natura ha cancellato ogni traccia del passaggio umano. "La valanga è arrivata lunedì e ha distrutto e coperto di roccia, ghiaccio e neve ogni cosa qui", commenta una voce fuori campo, descrivendo una scena di totale devastazione, che rende evidente l'entità della potenza scatenatasi sul versante del Monte Yalung Ri e spiega, purtroppo, le immense difficoltà in cui si imbattono le squadre di soccorso nel loro meticoloso e pericoloso lavoro.




