Sospese le ricerche sul Framont, l’allarme dell'escursionista finisce nel giallo
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Redazione Interno
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Una richiesta d’aiuto lanciata nel vuoto, due chiamate al 112 che hanno fatto scattare la macchina dei soccorsi, e poi più nulla: né tracce, né un nome, né una conferma che qualcuno si fosse realmente smarrito tra le rocce del Monte Framont, in Agordino. L’operazione, che ha impegnato per giorni decine di volontari, droni e l’elicottero del Suem, si è conclusa – o meglio, è stata sospesa – nella serata del 30 dicembre, in assenza di qualsiasi elemento nuovo che potesse indicare una direzione alle ricerche. Il fatto, di per sé già insolito, si è gradualmente avvolto in un’atmosfera di dubbio crescente, mentre tra i soccorritori e le forze dell’ordine prendeva Corpo l’ipotesi, tutt’altro che remota, di un procurato allarme.
Il sos dal nulla e la mobilitazione in alta quota
Tutto era iniziato nella mattinata di sabato, quando una voce femminile, concitata, aveva segnalato al numero unico di emergenza di essere scivolata vicino a un sentiero del Framont, dichiarandosi illesa ma impossibilitata a muoversi. Subito, come prevede il protocollo, era partita la mobilitazione: il Falco 2 aveva sorvolato l’area per ore, mentre un tecnico di elisoccorso veniva sbarcato in vetta per battere a piedi i percorsi più probabili, chiamando a gran voce nel silenzio della montagna. A supporto, squadre di volontari a terra e droni hanno setacciato il settore, un lavoro meticoloso e dispendioso che, però, non ha portato al ritrovamento di alcuno – né di una persona, né di un indizio, neppure di un oggetto personale che potesse confermare la presenza di un’escursionista in difficoltà.
L’assenza di riscontri e l’ombra dello scherzo
Proprio questa totale assenza di riscontri, unita alla mancanza di qualsiasi denuncia di scomparsa corrispondente, ha fatto progressivamente inclinare la bilaccia verso un’interpretazione ben più amara della vicenda. Se nei primi momenti l’ipotesi di uno scherzo appariva, come ha dichiarato qualcuno dei soccorritori, “impossibile anche solo da pensare”, il protrarsi delle operazioni senza un solo esito tangibile ha cominciato a far cambiare prospettiva. L’inquietante possibilità che quelle chiamate siano state il frutto di una mente disturbata, piuttosto che la richiesta disperata di una persona in pericolo reale, è diventata con il passare delle ore sempre più concreta, trasformando la speranza in sospetto e la ricerca in un’indagine.
I costi dell’allerta e la sospensione delle attività
Dopo tre giorni di intense attività, che hanno visto all’opera una quarantina di persone tra professionisti e volontari, la decisione inevitabile è stata quella di fermarsi. La sospensione delle ricerche, comunicata nella tarda serata del 30, non significa la chiusura del caso, ma segna una pausa obbligata in attesa di nuovi sviluppi o di elementi identificativi che, al momento, non esistono. A gravare sulla vicenda, oltre al dispiego di energie e alla delusione di chi ha operato nella speranza di un lieto fine, c’è ora anche la questione dei costi dell’intervento: si parla, infatti, di una spesa che potrebbe superare i cinquantamila euro, un conto salato che qualcuno – se verrà accertato il reato di procurato allarme – potrebbe essere chiamato a pagare. Una montagna, quindi, che non ha restituito una persona, ma solo domande e il peso amaro di un possibile, squallido inganno.




