Inghilterra-Argentina, Lele Adani e l'esultanza che divide il web: "Carnevale psichiatrico"

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La semifinale dei Mondiali 2026 tra Inghilterra e Argentina ha regalato, oltre al pass per la finale alla Seleccion di Scaloni, una nuova puntata del tormentone mediatico che ormai accompagna ogni apparizione di Daniele Adani ai microfoni della Rai. L'ex difensore, in cabina di commento tecnico al fianco di Alberto Rimedio, ha letteralmente perso la voce nel raccontare la rimonta dell'Albiceleste, conclusasi sul punteggio di 2-1 e valsa la qualificazione all'atto conclusivo del torneo.

E mentre gli argentini esultavano per il gol decisivo, sui social network, e in particolare su X, è piovuta una valanga di critiche nei confronti del telecronista, con un utente che ha addirittura definito la sua performance un "carnevale psichiatrico".

La notte dei Mondiali e il racconto di Adani

Ieri sera, intorno alle 23,45, nel corso della trasmissione "Notti Mondiali", Adani è apparso in collegamento da Atlanta, visibilmente provato e ancora emozionato per quanto accaduto sul terreno di gioco. Il conduttore Alessandro Antinelli gli ha rivolto un'osservazione che è suonata quasi come una constatazione clinica: "Sei trasfigurato".

Di fronte alle telecamere della tv di Stato, l'ex calciatore si asciugava il sudore e, nel tentativo di imbastire un discorso che aveva del poetico ma anche del confusionario, ha esaltato le qualità di Leo Messi e ha ringraziato la Rai per l'opportunità di raccontare l'evento planetario. A un certo punto, quasi a volersi giustificare per l'eccesso di foga, Adani ha ammesso: "A volte non so nemmeno cosa dico".

Le polemiche e le critiche sui social

Le esternazioni dell'opinionista, però, non sono certo passate inosservate e hanno finito per alimentare un dibattito che ormai va ben oltre la semplice valutazione tecnica del suo operato. Se da un lato i tifosi argentini ne apprezzano il trasporto e la passione genuina, dall'altro una larga fetta del pubblico italiano e internazionale fatica a digerire quella che viene percepita come una parzialità fin troppo scoperta, specie quando a parlare è un telecronista che dovrebbe, in teoria, garantire un minimo di equidistanza tra le due contendenti.

La definizione di "carnevale psichiatrico", circolata massicciamente su X, sembra aver catturato lo spirito di chi, in quelle urla disumane e in quelle esultanze fuori misura, vede più uno spettacolo da circo che una normale telecronaca sportiva.

Il peso di Fabio Ravezzani e le critiche ricorrenti

A gettare benzina sul fuoco è stato anche Fabio Ravezzani, direttore di Telelombardia, che già nel post partita di Argentina-Svizzera, vinta 3-1 ai supplementari, aveva puntato il dito contro l'operato di Adani. Le sue parole, riportate sui social, avevano anticipato il clima di acerba contestazione che si è riacceso in occasione della semifinale. La domanda che molti si pongono, e che Ravezzani ha contribuito a rilanciare, è piuttosto secca: "Chi lo ha messo in telecronaca?".

Una critica che non riguarda soltanto il presente, ma che affonda le radici in un dibattito più ampio sulla gestione delle voci che raccontano il calcio in televisione, dove il confine tra il tifoso e il professionista dell'informazione rischia di diventare sempre più labile.

Le radici di un'amicizia: il legame con Matías Almeyda

Ma perché Adani ama tanto l'Argentina? Dietro quell'esultanza plateale e forsennata, che a molti appare come una recita fuori luogo, si nasconde in realtà una storia personale profonda che affonda le sue radici in un'amicizia fraterna. Il feeling con l'Albiceleste, infatti, non è nato davanti ai microfoni o durante i suoi anni da giocatore in maglia nerazzurra o biancazzurra, ma in un momento di particolare difficoltà vissuto da Matías Almeyda, suo compagno di squadra prima all'Inter e poi al Brescia.

Quando l'argentino attraversò un periodo oscuro della sua vita, Adani scelse di non abbandonarlo al suo destino e iniziò ad accompagnarlo fino in Argentina, arrivando a conoscerne la famiglia, le radici e le tradizioni più autentiche. Un legame che ha trasformato il sentimento per quella maglia in qualcosa di ben più intimo e che, a distanza di anni, trova ancora sfogo in quelle urla che tanto dividono il pubblico.

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