Lele Adani afono in finale, critiche e il dubbio del "richiamo" Rai
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Redazione Sport
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La voce roca, quasi un sussurro, di Daniele Adani ha accompagnato la finale dei Mondiali 2026 tra Spagna e Argentina, un epilogo inaspettato per il telecronista che nei giorni precedenti aveva infiammato il dibattito pubblico con le sue urla e i suoi commenti iperbolici.
Affiancato ad Alberto Rimedio, l'ex difensore si è presentato all'appuntamento clou della rassegna iridata palesemente a corto di fiato vocale, e la sua afonia ha innescato una nuova ondata di reazioni sui social, dove alle critiche tradizionali si è aggiunto un corposo filone di ironia e, soprattutto, un insistente sospetto sulla natura di questo improvviso silenzio.
Lo show in semifinale e il prezzo da pagare
Il problema alla voce di Adani, come ampiamente documentato, è maturato durante la semifinale Inghilterra-Argentina, partita in cui si è lasciato andare a un'esternazione emotiva che ha diviso il pubblico. I gol della rimonta albiceleste, confezionati da Enzo Fernandez e Lautaro Martinez su assist di Lionel Messi, hanno scatenato il commentatore, che ha letteralmente perso la voce urlando a squarciagola, fino a concludere la partita in condizioni fisiche precarie.
A Notti Mondiali, il programma della Rai, lo stesso Adani aveva ammesso di essere rimasto senza voce, un'annuncio che rendeva la sua presenza in cabina di regia per la finale tecnicamente problematica già in partenza.
La beffa della finale e la pioggia di critiche
La finale, che pure vedeva in campo l'Argentina tanto amata da Adani, si è trasformata in una beffa per il telecronista, costretto a un ruolo di comprimario a causa della sua afonia. La sua voce, per l'occasione, era talmente debole da risultare spesso inudibile, un contrasto netto con i toni enfatici e a tratti disturbanti che lo avevano reso protagonista nelle settimane precedenti.
Sui social network la reazione è stata immediata e spietata: un vero e proprio trionfo di commenti ironici, con utenti che hanno definito l'afonia di Adani "la vittoria di tutti" o "il più bel regalo per questa finale". Tuttavia, non sono mancate critiche più aspre verso la Rai, con alcuni telespettatori che si sono chiesti perché l'emittente pubblica non abbia provveduto a sostituire il commentatore, considerato lo stato di salute vocale che impediva di fatto lo svolgimento del suo lavoro.
Il sospetto del web: "richiamo" o semplice coincidenza?
Oltre al coro di critiche e alle battute sul suo stato di salute, il web si è animato di un interrogativo che ha aggiunto un ulteriore strato di interesse alla vicenda: l'afonia di Adani è stata del tutto naturale, oppure si è trattato di un "richiamo" da parte della Rai? La domanda nasce dal contrasto palese tra la sua esibizione in semifinale, da molti giudicata fuori luogo e di parte, e il tono sorprendentemente misurato, quasi ovattato, della finale.
Diversi utenti hanno ipotizzato che il calo di voce possa essere una scusa o, comunque, che i vertici di Viale Mazzini abbiano impartito all'ex calciatore una raccomandazione a tenere un profilo più basso per evitare ulteriori polemiche. "Adani mi sembra un altro commentatore, devono avergli fatto un bello shampoo", ha scritto un utente, mentre altri hanno parlato di una possibile "ammonizione" dopo le critiche ricevute.
A rafforzare il sospetto, pur in assenza di conferme, c'è il fatto che la Rai, nonostante i pareri contrari di molti addetti ai lavori, ha scelto di confermare Adani per la finale, senza optare per una sostituzione con un commentatore più pacato come Andrea Stramaccioni, pure presente nello staff dei Mondiali.
Un finale di Mondiale all'insegna del silenzio e delle polemiche
In definitiva, la finale dei Mondiali 2026 si è consumata anche all'insegna di questa anomalia televisiva. Lele Adani, che aveva promesso di non cambiare il suo stile travolgente e di continuare a vivere il calcio con la stessa passione, si è trovato suo malgrado a fare da spettatore silenzioso all'ultimo atto del torneo, quasi a pagare pegno per i suoi eccessi.
La sua afonia ha generato un dibattito che ha finito per oscurare in parte la partita stessa, trasformando il commentatore in una notizia a sé stante, con il dubbio (non del tutto fugato) che dietro a quel silenzio forzato ci fosse la mano della Rai, più che la semplice stanchezza delle corde vocali.




