Lele Adani e la finale dei Mondiali: «Non posso urlare di meno, se Messi fa un po’ meno...»

Lele Adani e la finale dei Mondiali: «Non posso urlare di meno, se Messi fa un po’ meno...»
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Redazione Sport Redazione Sport   -   Alla vigilia della finale dei Mondiali di calcio tra Spagna e Argentina, in programma questa sera al MetLife Stadium di New York-New Jersey, Lele Adani si trova al centro di un vivace dibattito. L'ex calciatore e opinionista Rai, che insieme ad Alberto Rimedio commenterà l'incontro per la televisione di Stato, ha risposto alle critiche sul suo stile di telecronaca in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera. La sua voce, messa a dura prova da un torneo intenso, sta tornando, ma la passione che lo contraddistingue non sembra aver subito flessioni.

La replica alle critiche: «Messi potrebbe fare un po' meno?»

La domanda che gli è stata posta era diretta: in queste condizioni stasera urlerà un po' meno? La risposta è stata altrettanto tagliente, quasi una provocazione: «Ma secondo lei Messi potrebbe fare un po' meno?». Con questa battuta, Adani ha ribadito il nesso inscindibile tra il suo stile, caratterizzato da urla e trasporto emotivo, e le prodezze del dieci argentino, definito «probabilmente il più grande genio del XXI secolo».

Per il commentatore, la semifinale contro l'Inghilterra, in cui Messi ha fornito l'assist per il gol decisivo, è stata l'occasione per assistere a «la giocata più importante della sua storia con la Nazionale», e il suo entusiasmo in telecronaca è stato una reazione spontanea e non un'esagerazione.

«Spontaneo, non un copione»: la difesa dell'urlo e della passione

Adani ha respinto al mittente le accuse di essersi abbandonato a un copione premeditato. Le citazioni, come quella a Einstein («le coincidenze sono il modo in cui Dio sceglie di rimanere anonimo») o l'invocazione a Maradona, sono nate sul momento, dettate da una riflessione sul destino e su segni più grandi che lo hanno commosso. Ha ammesso di comprendere che il suo modo di raccontare il calcio non possa piacere a tutti, ma ha anche rivendicato il diritto di lasciarsi trasportare dall'emozione, definendo «impossibile raccontarlo in modo diverso» di fronte a certe giocate.

Al centro della sua difesa, oltre alla passione, c'è anche la preparazione: Adani sottolinea l'importanza di un'analisi tecnica approfondita, citando come esempio l'aver previsto l'exploit della Norvegia, e definisce i suoi commenti un «servizio pubblico completo», che va oltre il semplice tifo.

Le polemiche social e il caso della finale

Le sue parole sono arrivate in un clima di forte tensione mediatica. La semifinale tra Argentina e Inghilterra, in particolare, aveva scatenato una bufera sui social, con molti utenti che hanno criticato la presunta faziosità e l'eccessiva enfasi della telecronaca. In molti hanno giudicato inappropriato, per un servizio pubblico come la Rai, uno stile da tifoso.

Critiche dure sono arrivate anche da altri opinionisti, come Paolo Di Canio, che ha ironizzato definendo Rai1 «Radiotelevisione argentina» e ha consigliato agli spettatori infastiditi di abbassare il volume a zero, e Fabio Ravezzani, che ha definito la sua narrazione fuori luogo. Non sono mancati, d'altra parte, messaggi di sostegno da parte di chi apprezza la sua passione.

Il rapporto con la Rai e la sintonia con Rimedio

Nonostante le polemiche, Adani ha confermato il suo ottimo rapporto con i vertici Rai e con il telecronista Alberto Rimedio, definendo la loro sintonia «bellissima» e paragonando la preparazione del collega a qualcosa mai vista prima. Ha parlato di riscontri positivi con l'azienda e ha espresso la sua felicità per il lavoro svolto. Adani ha poi allargato il discorso a una riflessione sul calcio italiano, contrapponendo la «frustrazione» degli appassionati adulti alla passione dei giovani e alla bellezza del gioco dell'Argentina, che considera un esempio di come si dovrebbe vivere il pallone.

«Amo il calcio, studio, mi preparo, lo vivo al massimo delle mie possibilità. E non voglio cambiare», ha concluso, ribadendo la sua intenzione di restare fedele al proprio stile.

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