Le 10 auto cinesi più vendute in Europa nel 2026: modelli, prezzi e motori

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ECONOMIA Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il panorama automobilistico europeo sta vivendo una trasformazione epocale, e i dati relativi al primo semestre del 2026 non lasciano spazio a interpretazioni. Le case automobilistiche cinesi, un tempo percepite come un fenomeno marginale, stanno consolidando una presenza che comincia a diventare strutturale, tanto da rappresentare ormai quasi una vettura nuova su dieci immatricolate nel Vecchio Continente.

Se si considerano i principali gruppi come Geely, Byd, Saic Motor, Chery e Leapmotor, nel mese di giugno 2026 la quota di mercato ha toccato il 10,5%, con un balzo dell'85,6% nei volumi di vendita rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Nel cumulativo dei primi sei mesi, le immatricolazioni hanno raggiunto quota 550.000 unità, pari a una penetrazione del 9,3%, in netta crescita rispetto ai periodi precedenti.

Questi numeri raccontano di una avanzata inarrestabile, che sta mettendo in seria difficoltà i costruttori generalisti europei come Stellantis, Renault e Volkswagen, i quali vedono erodere i propri margini di profitto proprio nei segmenti di massa, dove la concorrenza sui prezzi si fa più agguerrita.

La classifica dei modelli più amati: tra elettriche e ibride plug-in

Dietro a questi numeri aggregati si nasconde una gamma di modelli molto specifici, capaci di conquistare gli automobilisti europei grazie a un rapporto qualità-prezzo che spesso le concorrenti occidentali faticano a eguagliare. A guidare la carica, sebbene i dati di vendita per singolo modello siano meno dettagliati, sono senza dubbio i grandi marchi del Dragone. BYD, con 130.743 immatricolazioni nel semestre e una crescita del 168,2%, si conferma il leader indiscusso. La sua gamma, che spazia dalla citycar Dolphin Surf (il cui prezzo base si aggira intorno ai 18.000 euro) alla più spaziosa Atto 3 (da 38.990 euro), offre un'autonomia che varia dai 320 ai 420 km, il tutto condito da un livello di sicurezza che ha convinto gli esperti di Euro NCAP, con il massimo delle cinque stelle ottenuto su diversi modelli. Non è solo una questione di prezzo, ma di una strategia industriale che punta all'integrazione verticale: BYD produce internamente le batterie, che rappresentano circa il 40% del costo di un'auto elettrica, riuscendo così a ridurre i costi in modo significativo.

Accanto a BYD, spicca la crescita di Chery, che con i suoi marchi Omoda e Jaecoo ha fatto registrare un +271% a giugno, arrivando a 84.987 unità nel semestre. La Omoda 5 EV, attesa a circa 35.000 euro con un'autonomia dichiarata di 450 km, sta diventando un punto di riferimento per chi cerca un SUV compatto. Anche il gruppo Saic Motor, con il marchio MG, consolida la sua posizione grazie a 127.585 immatricolazioni, dimostrando come la conoscenza del brand, erede della tradizione britannica, giochi a suo favore.

La MG4, in particolare, con un prezzo base di 30.790 euro che con gli incentivi può scendere a circa 24.000 euro, offre un'autonomia di 350 km e la trazione posteriore, un'eccezione nel segmento. Infine, il caso di Leapmotor è forse il più emblematico: con un +496,3% a giugno, l'azienda sta cavalcando l'onda della partnership con Stellantis, che detiene il 20% del capitale e produce i veicoli in Polonia, garantendo così assistenza e aggirando parte dei dazi.

Il suo modello di punta, la Leapmotor T03, è diventato un vero e proprio caso di successo, tanto da piazzarsi al terzo posto assoluto tra i modelli più venduti ad aprile in Italia, grazie a un prezzo che, con gli incentivi, può scendere fino a 4.900 euro.

La nuova frontiera: le ibride plug-in più economiche

Se l'elettrico resta il cavallo di battaglia, le case cinesi stanno penetrando con successo anche nel segmento delle ibride plug-in, una categoria che sta vivendo un rinnovato interesse anche grazie alle ultime normative fiscali che premiano i "fringe benefit" al 20% contro il 50% delle ibride non ricaricabili. In questo segmento, l'offerta cinese è ormai sterminata e copre tutte le fasce di prezzo, rappresentando una minaccia concreta per i costruttori europei anche laddove questi tradizionalmente avevano un vantaggio.

Tra le dieci plug-in più economiche del 2026, ben otto sono di fabbricazione cinese, un'inversione di tendenza che parla da sola. Il modello più accessibile è la SWM G03F, proposta a 28.990 euro, seguita a ruota dalla Leapmotor B10 a 29.900 euro e dalla BYD Atto 2 DM-i a 30.100 euro. La BYD Seal 6 DM-i, posizionata a 37.000 euro, e la MG HS, a 37.990 euro, completano un'offerta che copre l'intero spettro delle esigenze familiari. In questa lista spiccano anche la Omoda 7 e la Jaecoo 7, entrambe a 38.900 euro, che condividono il motore 1.5 a benzina da 143 CV abbinato a un sistema elettrico da 204 CV, per una potenza di sistema che raggiunge i 347 CV (nel caso della Jaecoo 7) e un'autonomia in elettrico di circa 90 km.

Le sfide del mercato: prezzi, dazi e la questione dell'usato

La crescita esponenziale delle auto cinesi, tuttavia, non è esente da criticità e pone questioni complesse sia per i regolatori che per i consumatori. Da un lato, la competizione sui prezzi è spietata: secondo un'analisi di Bank of America, le elettriche cinesi costano in media il 5% in meno a parità di autonomia, mentre per le plug-in il divario può arrivare al 30%, offrendo al contempo maggiore autonomia elettrica. Questo vantaggio sta spingendo i costruttori europei a chiedere interventi più decisi a Bruxelles.

La Commissione Europea, dopo aver introdotto dazi aggiuntivi fino al 35,3% sulle auto elettriche cinesi nell'ottobre 2024, starebbe ora valutando di estendere le barriere tariffarie anche alle ibride plug-in, un'iniziativa che sarebbe accolta con favore dal ceo di Volkswagen, Oliver Blume, il quale chiede tempi rapidi per l'introduzione di questi provvedimenti.

Dall'altro lato, il mercato dell'usato racconta una storia diversa. Nonostante nel nuovo una macchina su otto sia ormai cinese, sul mercato dell'usato questi marchi pesano ancora appena lo 0,62%. L'unico marchio con un volume consistente di ritorni è MG, presente in Italia dal 2020, ma per il resto le auto di Leapmotor, Omoda o Jaecoo sono ancora praticamente assenti dai piazzali dei concessionari. Questo crea un'incognita sul valore di rivendita, un fattore che per molti acquirenti è fondamentale.

Secondo le proiezioni di AutoUncle, bisognerà attendere la fine del 2027 o il 2028 perché l'ondata di immatricolazioni del biennio 2025-2026 si riversi sul mercato dell'usato, creando così una nuova finestra di opportunità e, forse, di problemi per il settore.

Nel frattempo, per chi volesse acquistare un'auto cinese, resta fondamentale valutare attentamente la rete di assistenza e la garanzia, che per marchi come MG (7 anni) rappresenta un punto di forza, mentre per altri, soprattutto quelli importati tramite canali non ufficiali, può rivelarsi un'incognita non da poco.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.