Mercato auto gennaio 2026, il segno più nasconde le crepe del settore privato e l'assalto cinese
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Redazione Economia
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Il primo mese del 2026 si chiude con un +6,2 per cento, un dato che sulla carta farebbe pensare a una ripartenza del settore dopo le difficoltà accumulate negli ultimi anni, ma chi si accontenta di leggere solo il numero totale delle immatricolazioni – 141.980 per l'esattezza, circa 8200 in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente – rischia di perdersi la complessità di un quadro tutt'altro che omogeneo -1-6. La crescita c'è, è innegabile, e viene trainata soprattutto da un segmento, quello del noleggio a breve termine, che continua a gonfiare le statistiche mentre il mercato dei privati, quello delle famiglie che varcano la porta del concessionario per acquistare una vettura con le proprie gambe, mostra invece segnali di difficoltà strutturale che nemmeno il rimbalzo tecnico di gennaio riesce a mascherare del tutto.
L'ibrido domina le scelte, il diesel cede il passo alle plug-in
A guardare la ripartizione per alimentazione, il 2026 si apre con una conferma e una sorpresa. La conferma è il dominio incontrastato delle motorizzazioni ibride, che tra Mild, Full e Plug-in superano abbondantemente la metà del mercato toccando una quota complessiva superiore al 52 per cento, con le sole ibride leggere che rappresentano il 37,7 per cento delle immatricolazioni grazie al traino di modelli ormai consolidati come la Fiat Panda e la più giovane Jeep Avenger -7. La sorpresa, invece, riguarda il sorpasso delle auto ibride plug-in nei confronti delle tradizionali alimentazioni a gasolio: le Phev, favorite anche da un quadro fiscale che premia le flotte aziendali con fringe benefit agevolati, raggiungono l'8,7 per cento di quota, mentre il diesel scivola al 7,3 per cento, un dato che solo pochi anni fa sarebbe apparso inimmaginabile e che invece fotografa il rapido mutamento delle preferenze degli italiani, o forse, più cinicamente, delle politiche di acquisto delle società di noleggio -7.
E proprio le auto ibride plug-in rappresentano uno dei pochi veri motori di crescita del mese, con un incremento del 134 per cento rispetto a gennaio 2025, un balzo in avanti che porta la firma soprattutto dei costruttori cinesi -1. BYD, il colosso di Shenzhen, piazza due modelli nella top ten delle ricaricabili: la Seal U guida la classifica con 1.804 unità, seguita a ruota dalla Seal 6 con 545 immatricolazioni, numeri che testimoniano una penetrazione commerciale ormai tutt'altro che marginale -7.
Il fronte elettrico tra record e ritardi strutturali
Anche il comparto delle Bev, le elettriche pure, viaggia a doppia cifra percentuale con un +39,3 per cento e 9.321 unità immatricolate, una performance che porta la quota di mercato al 6,6 per cento, in risalita rispetto al 5 per cento di un anno fa ma ancora lontanissima dalla doppia cifra che caratterizza altri grandi mercati europei -4-9. Il risultato, per quanto positivo, va però letto con la lente d'ingrandimento: gran parte delle consegne di gennaio riguarda infatti ordini perfezionati nei mesi precedenti, quando gli incentivi statali erano ancora disponibili prima di esaurirsi in soli due giorni lo scorso ottobre, e questo effetto trascinamento rischia di esaurirsi rapidamente già nei prossimi mesi -4.
A guidare la classifica delle elettriche più amate dagli italiani troviamo un nome che fino a ieri era sconosciuto ai più: Leapmotor T03, citycar cinese che con 949 immatricolazioni conquista il primo gradino del podio, seguita da un'altra asiatica, la BYD Dolphin Surf con 856 unità, mentre Tesla Model Y, regina indiscussa dello scorso anno, scala al terzo posto con 696 esemplari venduti -1-7. La presenza di cinque modelli del gruppo Stellantis nella top ten generale delle vendite – con Fiat Panda saldamente in testa a 13.300 unità, Jeep Avenger seconda a 4.854 e Citroen C3 terza a 3.517 – non basta a nascondere l'avanzata dei competitor orientali, che rosicchiano quote di mercato soprattutto nei segmenti a zero emissioni -1.
Il paradosso dell'usato e la strategia di BYD
Mentre il nuovo arranca, il mercato dell'usato mostra una contrazione del 6,8 per cento nei passaggi di proprietà al netto delle minivolture, un dato che l'Automobile Club d'Italia spiega con la giornata lavorativa in meno ma che conferma comunque una tendenza alla stagnazione -2. Eppure, paradossalmente, per ogni cento auto nuove vendute a gennaio ne sono state cambiate di mano 203 usate, a dimostrazione di quanto il ricambio del parco circolante proceda a rilento e di quanto gli italiani preferiscano, quando possono, orientarsi su vetture già immatricolate -2.
In questo scenario di difficoltà generalizzata, BYD prova a giocare d'anticipo con l'Operazione Purefication, una campagna che offre fino a 10.000 euro di bonus per rottamare le auto dotate della famigerata cinghia a bagno d'olio, un componente che negli anni ha causato non pochi grattacapi a molti automobilisti tra manutenzioni complesse e guasti improvvisi -3-8. L'iniziativa, che punta a svecchiare un parco auto italiano tra i più anziani d'Europa con un'età media che sfiora i 13 anni, si inserisce in una strategia di marketing aggressiva e diretta, volta a intercettare quella fetta di clienti spaventati dai costi di manutenzione e tentati dall'idea di passare a un ibrido o a un elettrico senza le lungaggini burocratiche che spesso accompagnano gli incentivi statali -3.




