Mercato auto, l'Italia viaggia controtendenza ma l'Europa frena a gennaio
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Redazione Economia
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Il 2026 si apre all'insegna di un dualismo piuttosto marcato per il settore automobilistico, con l'Italia che fa registrare un incoraggiante aumento delle immatricolazioni e il resto del continente, al contrario, che arretra. Secondo i dati diffusi dall’ACEA, l’associazione che riunisce i costruttori europei, a gennaio le nuove targhe nell’Unione Europea sono state 799.625, segnando un calo del 3,9% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente; allargando lo sguardo all’Europa occidentale, includendo dunque i paesi EFTA e il Regno Unito, la flessione si attesta comunque a un -3,5%. In questo quadro di generale contrazione, l’Italia spicca per una crescita del 6,2%, la migliore tra i cosiddetti major market, superando di slancio la moderata Spagna (+1,1%) e distanziando nettamente la Francia e la Germania, entrambe ferme a un -6,6%.
A trainare il mercato italiano, che ha visto immatricolare 141.980 vetture, è stata in larga parte la galoppata delle auto elettrificate, con le ibride di ogni tipologia che conquistano ormai stabilmente il favore degli automobilisti. Se le vendite di auto a benzina e gasolio continuano la loro inesorabile discesa, con cali rispettivamente del 25,5% e del 16,4%, le vetture ibride (mild e full) segnano un +24,9%, arrivando a rappresentare da sole ben il 52,4% del mercato nazionale. La Fiat Panda, come da tradizione, guida la classifica dei modelli più venduti con oltre 13.300 unità, ma è interessante notare come tra le prime dieci posizioni figurino anche vetture come la Jeep Avenger e la Citroen C3, a testimonianza di un mix di offerte che spazia tra i vari segmenti e tecnologie.
Un capitolo a parte merita il comparto delle auto ricaricabili, che in Italia mostra una vitalità forse inaspettata pur partendo da numeri assoluti ancora contenuti. Le auto elettriche pure (BEV) hanno fatto segnare un balzo del 39,3% rispetto al gennaio 2025, con 9.321 immatricolazioni che portano la loro quota di mercato al 6,6%. Meglio ha fatto, in termini percentuali, il segmento delle ibride plug-in (PHEV), che è letteralmente esploso con un +134,2% e una quota dell'8,2%. Un risultato, quest'ultimo, spinto probabilmente dalle nuove normative sui fringe benefit per le auto aziendali che hanno reso più conveniente l'adozione di vetture a basse emissioni, oltre che da una offerta di modelli sempre più ampia e diversificata. In questo scenario, la piccola Leapmotor T03 si è addirittura piazzata in cima alla classifica delle BEV più vendute nel nostro paese, seguita dalla BYD Dolphin Surf e dalla Tesla Model Y, segno di un interesse concreto, seppur di nicchia, per la mobilità a zero emissioni locali.
Tuttavia, il confronto con l'andamento del mercato europeo nel suo complesso fotografa un'Italia ancora in ritardo sul fronte dell'elettrificazione pura. Nell'Unione Europea, la quota di mercato delle BEV a gennaio ha toccato il 19,3%, grazie a performance poderose in Francia (+52,1%) e Germania (+23,8%), mentre le ibride plug-in hanno raggiunto il 9,8%. La fotografia che emerge, pertanto, è quella di un paese, il nostro, che corre con un passo differente: si affida massicciamente all'ibrido come tecnologia ponte, vede una boccata d'ossigeno per le plug-in, ma s contingency stenta a decollare nell'elettrico puro, mantenendo una penetrazione di mercato che è meno della metà di quella tedesca e un terzo di quella francese. Il risultato complessivo positivo di gennaio, dunque, non deve illudere, perché nasconde una struttura della domanda che in Europa appare già proiettata verso il futuro, mentre in Italia cerca ancora un equilibrio tra tradizione e innovazione, sostenuta da modelli popolari e da un parco circolante tra i più vetusti del continente.
Il sorpasso cinese e la risposta di Stellantis
Nel quadro di un mercato europeo in lieve affanno, un dato spicca con prepotenza ed è l'avanzata inarrestabile dei costruttori cinesi. BYD, il colosso di Shenzhen, ha registrato a gennaio un incremento delle immatricolazioni del 175% rispetto all'anno precedente, immatricolando quasi 14.000 veicoli e portando la propria quota di mercato all'1,7%. Un risultato che, seppur numericamente ancora lontano dai volumi dei gruppi storici, testimonia la rapidità con cui i marchi del Dragone stanno penetrando nel Vecchio Continente, forte di una gamma di modelli, in particolare SUV e berline elettriche e ibride plug-in, che incontrano il favore del pubblico. La BYD Seal U, ad esempio, è risultata la plug-in hybrid più venduta in Italia a gennaio, un segnale chiaro di come la concorrenza si giochi ormai su tutti i fronti.
Di fronte a questa pressione competitiva, i grandi gruppi europei mostrano reazioni diversificate. Stellantis, in particolare, sembra aver retto bene l'urto, mettendo a segno un aumento delle vendite del 9,1% nell'Unione Europea, con una quota di mercato in salita al 18,2%. A trascinare il gruppo è stato soprattutto il marchio Fiat, con una crescita impressionante del 31,3% grazie anche ai 28.992 veicoli immatricolati, mentre altri brand come Peugeot hanno mostrato un incremento più contenuto. Sul fronte opposto, il colosso tedesco Volkswagen ha subito una flessione del 3,7% e, sebbene mantenga la leadership di mercato con una quota del 27,5%, vede alcuni dei suoi brand principali, come Audi e Porsche, perdere terreno, compensate solo in parte dalla performance positiva di Skoda. Un'altra nota dolente arriva da Renault, che ha registrato un calo delle vendite del 16,7% in Europa, con la quota di mercato scesa al 9,4%.
Le alimentazioni tradizionali perdono colpi, l'ibrido domina
Se si analizza la suddivisione per tipologia di alimentazione a livello continentale, il dato più eclatante è il crollo verticale delle motorizzazioni tradizionali. Le auto a benzina hanno subito una contrazione del 28,2% in Europa, con punte del 48,9% in Francia e del 29,9% in Germania, relegando la loro quota di mercato complessiva al 22%. Analogamente, il diesel continua la sua parabola discendente con un -22,3%, fermandosi ormai a un misero 8,1% del mercato UE. Una ritirata che lascia spazio soprattutto alle ibride, che in Europa rappresentano ormai il 38,6% del mercato, grazie a una crescita trainata proprio dall'Italia e dalla Spagna. L'ibrido, in tutte le sue declinazioni, si conferma quindi la tecnologia del presente, capace di coniugare un abbassamento dei consumi e delle emissioni con l'assenza delle criticità legate alla ricarica, un fattore che in paesi come il nostro, con una rete infrastrutturale ancora in fase di sviluppo, risulta decisivo nelle scelte d'acquisto.




