Il Cremlino plaude alla nuova strategia Usa: Mosca non è più una "minaccia diretta"
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Redazione Esteri
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Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha definito "un passo positivo" la revisione della Strategia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, nella quale l'amministrazione del presidente Donald Trump ha rimosso la definizione della Russia come "minaccia diretta". Peskov, intervenendo con dichiarazioni all'agenzia di stampa Tass, ha sottolineato come il nuovo documento rappresenti un distacco netto dall'approccio tenuto dalle precedenti amministrazioni, le quali, nel quadro di un confronto aspro e di sanzioni economiche reciproche, avevano sistematicamente inserito Mosca in quella categoria. Il portavoce ha aggiunto che il Cremlino sta ancora analizzando nel dettaglio il testo, ma ha già potuto constatare come, nel complesso, i messaggi riguardanti le relazioni bilaterali appaiano in netto contrasto con il passato.
Un cambio di linguaggio dalle implicazioni strategiche
La modifica, che potrebbe apparire meramente semantica, assume invece un peso specifico notevole nel lessico della geopolitica, segnalando una possibile intenzione di riallineare i termini di un dialogo che, soprattutto dopo l'inizio del conflitto in Ucraina, sembrava compromesso oltre ogni ragionevole speranza. L'assenza di quell'aggettivo, "diretta", viene interpretata dalla leadership russa come un'apertura, se non altro sul piano retorico, dopo anni in cui il confronto si era cristallizzato in accuse reciproche e in una narrazione dominata dalla minaccia esistenziale. L'evoluzione della dottrina di Washington, del resto, riflette spesso i cambiamenti più profondi nelle alleanze e nelle priorità globali, influenzando non solo i rapporti diretti tra le due potenze ma anche gli equilibri in teatri contesi.
Il contesto di una relazione complessa e conflittuale
Questa novità giunge in un momento di estrema delicatezza, mentre le operazioni militari in Ucraina proseguono senza che si intraveda una soluzione negoziale sul breve periodo. Mosca, che ha sempre respinto con forza l'etichetta di aggressore indiscriminato, attribuendo invece all'espansione della Nato verso i suoi confini la responsabilità primaria della crisi, legge nel nuovo linguaggio adottato da Washington un implicito riconoscimento delle sue ragioni di sicurezza nazionale. È bene ricordare, tuttavia, che la ridefinizione della minaccia non equivale a una riconciliazione, poiché permangono, e sono numerose, le divergenze su una pletora di dossier scottanti, dalle investigazioni su attacchi informatici attribuiti a hacker russi alle intricate inchieste giudiziarie internazionali su episodi di cronaca nera che hanno visto coinvolti cittadini russi all'estero, casi la cui ombra grava ancora sui rapporti diplomatici.
Le reazioni e il quadro geopolitico in movimento
La mossa dell'amministrazione Trump, intanto, si inserisce in un panorama più ampio di ridefinizione delle alleanze tradizionali, come dimostrano le recenti e provocatorie dichiarazioni di un noto imprenditore statunitense sull'Unione Europea, da lui descritta come un'entità da abolire per restituire sovranità ai singoli Stati nazionali. Tale coro di voci critiche verso il vecchio ordine istituzionale, se da un lato sembra allinearsi con alcune posizioni del Cremlino, dall'altro contribuisce a creare un clima di incertezza e di riassetto delle forze in campo. Il fatto che Peskov abbia voluto commentare pubblicamente e in termini positivi il documento strategico americano indica, in ogni caso, una disponibilità al dialogo che fino a pochi mesi fa pareva impensabile, lasciando intendere come entrambe le parti potrebbero essere interessate a evitare un'ulteriore, pericolosa escalation.




