Guerra in Ucraina, il Cremlino plaude ai segnali di dialogo da Roma, Parigi e Berlino
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Redazione Esteri
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Il portavoce del presidente russo, Dmitrij Peskov, ha affermato che Mosca ha “recepito” e valutato positivamente le indicazioni provenienti dalle capitali italiana, francese e tedesca sulla necessità di avviare un dialogo con la Federazione Russa. Una presa di posizione, questa, che secondo il portavoce del Cremlino costituirebbe una “evoluzione positiva” e un “significativo passo in avanti” nelle posture dei governi occidentali, i quali, a suo dire, mostrerebbero ora una maggiore apertura al confronto dopo mesi di sostanziale contrapposizione.
Le divergenze con Londra e il nodo della leadership occidentale
Nello stesso intervento, Peskov ha tracciato una netta linea di demarcazione tra le dichiarazioni di Roma, Parigi e Berlino e l’atteggiamento tenuto da Londra, la cui posizione è stata descritta come intrinsecamente “distruttiva”. Secondo il portavoce, il Regno Unito non avrebbe infatti alcuna intenzione di contribuire attivamente al ripristino della pace e della stabilità nel continente europeo, un giudizio che sembra riflettere le persistenti frizioni e la complessa competizione per l’influenza all’interno del blocco dei paesi che sostengono Kyiv.
La replica di Roma alle dichiarazioni di Putin
Le parole di Peskov giungono a poca distanza dalle dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin, il quale aveva definito lo stato delle relazioni bilaterali con l’Italia come qualcosa che “lascia molto a desiderare”. Una valutazione alla quale il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha replicato con prontezza, chiarendo le ragioni dell’attuale distanza. Tajani ha ribadito che la posizione italiana si fonda sulla condanna inequivocabile dell’invasione dell’Ucraina, considerata un atto illegittimo e una violazione della libertà del popolo ucraino, pur sottolineando che Roma “non è in guerra con la Russia”. Una precisazione, quest’ultima, che delinea la differenza tra l’assistenza militare e politica a Kyiv e uno stato di belligeranza diretta con Mosca.
Lo scenario politico in evoluzione e le dichiarazioni di Zelensky
Il quadro diplomatico, dunque, appare in movimento, con segnali contrastanti che emergono dalle diverse cancellerie europee. Mentre da un lato si moltiplicano le iniziative per esplorare strade negoziali, dall’altro persistono le condanne morali e politiche dell’operato del Cremlino. In questo contesto, si inseriscono le recenti parole del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, il quale ha affermato con decisione che l’Ucraina “non è mai stata e non sarà un ostacolo alla pace”, rivendicando il ruolo di nazione aggredita e respingendo ogni possibile accusa di intransigenza. Una dichiarazione che, al di là delle intenzioni, sembra riflettere la consapevolezza di un dibattito internazionale sempre più articolato, dove le pressioni per una soluzione politica iniziano a farsi più insistenti, complici anche le nuove dinamiche geopolitiche globali, come il recente insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca.




