L'esordio amaro delle azzurre a Reggio Calabria: la Svezia vince di misura, ma la prestazione convince

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il cammino della Nazionale femminile verso il Mondiale del 2027, che si terrà in Brasile dal 24 giugno al 25 luglio, si è aperto tra il rammarico e gli applausi. Davanti a seimila spettatori – numero che assume un significato particolare se si considera il contesto e l'importanza dell'incontro – la squadra guidata da Andrea Soncin è uscita sconfitta per 1-0 dal confronto con la Svezia, una delle corazzate del calcio mondiale e tradizionale bestia nera delle italiane. La rete di Filippa Angeldahl, centrocampista del Real Madrid, giunta al ventiduesimo minuto del primo tempo, ha deciso una partita che le azzurre hanno approcciato con personalità, dimostrando di poter reggere il confronto con avversarie dal fisico più prestante e dall'abitudine ai palcoscenici importanti certamente maggiore. La scelta della Federazione di portare la gara al “Granillo” si è rivelata azzeccata: il pubblico calabrese ha risposto con calore, sostenendo le ragazze per novanta minuti e creando una cornice di tutto rispetto, un elemento sottolineato anche dalle autorità locali che hanno visto nell'evento una conferma della bontà dei recenti lavori di riqualificazione dello stadio.

La partita e le occasioni: un palo e tanta sostanza

Alla ripresa delle ostilità, l'Italia è scesa in campo con un piglio decisamente più aggressivo, riuscendo a prendere in mano le redini del gioco e a creare più di un grattacapo alla retroguardia scandinava. L'episodio più eclatante porta la firma di Michela Cambiaghi, il cui tiro si è infranto contro il legno alla disperazione di compagne e tifosi. A questo si aggiungono un paio di mischie nell'area svedese, con la palla che ha vagato pericolosamente senza trovare la via della rete, e un tentativo di testa nei minuti di recupero che ha fatto trattenere il fiato a tutto lo stadio. Il fatto di aver creato queste occasioni contro una squadra che vanta giocatrici abituate a competere ai massimi livelli, come appunto la stessa Angeldahl o la stella Kosovare Asllani, lascia intravedere margini di crescita e la consapevolezza di poter dire la propria in un girone di ferro che comprende anche Danimarca e Serbia. La sconfitta, insomma, è arrivata al termine di una prestazione più che dignitosa, in cui si è vista l'identità di gioco voluta dal commissario tecnico, fatta di pressione alta e ricerca della manovra.

Il commento di Soncin e la tabella di marcia

Mister Andrea Soncin, al termine della gara, non ha potuto nascondere un certo rammarico per il risultato, pur dichiarandosi soddisfatto della prova offerta dalle sue ragazze. Il tecnico, che aveva preparato la partita con l'obiettivo di limitare le ripartenze svedesi e colpire in transizione, ha visto la sua squadra interpretare bene le consegne, venendo meno solo in fase di finalizzazione. “Non ho nulla da rimproverare al gruppo”, ha commentato a caldo, consapevole che il percorso è appena iniziato e che il calendario offre subito un'occasione di riscatto. Il 7 marzo, infatti, le azzurre torneranno in campo, questa volta al “Romeo Menti” di Vicenza, per affrontare la Danimarca. Anche le danesi hanno esordito con una vittoria, imponendosi per 3-1 sulla Serbia, il che rende il prossimo impegno delle italiane già potenzialmente decisivo per non perdere contatto dalla vetta del girone.

Verso Vicenza: l'obiettivo mondiale è ancora aperto

La sconfitta con la Svezia, per quanto dolorosa, non compromette il cammino verso la rassegna iridata sudamericana, ma impone una reazione immediata. Il regolamento premia solo la prima classificata di ogni gruppo della Lega A con la qualificazione diretta, mentre le seconde e le migliori terze dovranno affrontare il complesso percorso dei playoff. Per questo, la sfida di Vicenza assume un peso specifico notevole: vincere significherebbe rimettersi in carreggiata e sfruttare il fattore casalingo per mettere pressione alle scandinave, che nel frattempo affronteranno la Serbia in trasferta. La Nazionale di Sara Gama, presente a Reggio Calabria nel suo ruolo di capo delegazione, è chiamata a trasformare la prestazione positiva in risultato utile, dimostrando quella maturità che spesso è mancata in momenti cruciali del passato. Con il sostegno di un pubblico che, come dimostrato al “Granillo”, sta imparando ad apprezzare il valore del calcio femminile, l'Italia ha tutte le carte in regola per giocarsi le proprie chance fino all'ultimo minuto dell'ultima giornata.

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