Il rammarico di Soncin: «L’Italia ha dominato, ma il risultato non ci ripaga»

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Le qualificazioni mondiali, un percorso che per la nazionale femminile si sta rivelando un autentico campo minato, hanno regalato l’ennesima beffa al Parken Stadium di Copenhagen. Dopo il roboante 6-0 inflitto alla Serbia, ci si aspettava un’altra prova di forza; e invece, di fronte ai dodicimila spettatori che gremivano l’impianto danese, le azzurre si sono dovute accontentare di uno 0-0 che sa di occasione sprecata. Il pareggio, infatti, lascia invariato il distacco di tre lunghezze dalla Danimarca capolista, la quale – complice anche questo risultato – resta saldamente al comando del girone con 8 punti, mentre l’Italia ristagna a quota 5.

La prestazione, va detto, non è stata affatto negativa. Anzi, a parlare sono state le statistiche e le occasioni create. Andrea Soncin, il commissario tecnico, non ha nascosto l’amaro in bocca al termine della gara: «Questo è un risultato che non ripaga la prestazione eccellente delle ragazze – ha dichiarato ai canali federali – abbiamo visto una sola squadra in campo». Una dichiarazione che pesa come un macigno, perché se è vero che il gioco c’è stato, è altrettanto vero che manca ancora quel cinismo necessario per tramutare il dominio territoriale in gol. L’occasione più nitida porta la firma di Angelica Soffia, il cui tiro al volo si è infranto sulla traversa nel corso del primo tempo, mentre nella ripresa Arianna Caruso ha sprecato a tu per tu con la porta avversaria calciando incredibilmente alta.

Un dominio sterile e la beffa della classifica

A guardare la classifica, il rammarico si trasforma in preoccupazione. Nonostante la differenza reti largamente positiva (+5 contro l’+3 delle danesi), l’Italia si trova ora costretta a inseguire. La vittoria della Svezia sulla Serbia ha complicato ulteriormente i piani: le scandinave sono ora seconde a 7 punti, scavalcando proprio le azzurre. In pratica, la formazione di Soncin non dipende più solo da sé stessa per agganciare il primo posto, l’unico che garantisce la qualificazione diretta al Mondiale del 2027. Con solo due partite ancora da disputare – la sfida casalinga contro la Serbia e la trasferta proibitiva in Svezia – il margine di errore è ridotto a zero. La sensazione, come sottolineato da più fonti, è che per vedere il Brasile basterà probabilmente passare attraverso il percorso accidentato dei playoff.

Dal punto di vista tattico, la nazionale ha mostrato una personalità notevole. Partite con il freno a mano tirato – come ammesso dalla stessa portiera Laura Giuliani – le ragazze hanno poi preso fiducia con il passare dei minuti, alzando il baricentro e pressando le padrone di casa. La Danimarca, dal canto suo, ha giocato la classica partita di “squadra matura”: chiusa nella propria metà campo, ha aspettato l’errore italiano e ha provato a colpire in ripartenza con la sua stella Harder. Una strategia che ha pagato, perché se l’Italia ha avuto il possesso palla e le occasioni, sono state le danesi a festeggiare il punto che le tiene al comando.

L’analisi di una prestazione incompiuta

L’undici schierato da Soncin, un 3-5-2 speculare a quello avversario, ha funzionato a sprazzi. A centrocampo, la qualità di Manuela Giugliano è stata fondamentale per impostare l’azione, mentre Dragoni, schierata titolare, ha garantito dinamismo. Tuttavia, è mancata quella lucidità nell’ultimo passaggio, quel guizzo che aveva caratterizzato la goleada con la Serbia. Cristiana Girelli, nonostante l’esperienza, non è riuscita a trovare la via del gol, e così Sofia Cantore, apparsa meno incisiva rispetto alle ultime uscite. La sostituzione di Dragoni con Beccari nel finale è stato un tentativo di cambiare il passo, ma il muro danese – ben organizzato dalla difesa a tre guidata da Boye Sorensen – ha retto fino al triplice fischio.

Un aspetto, questo, che evidenzia una possibile crepa nel progetto di crescita della nazionale: la difficoltà a sbloccare partite bloccate contro avversarie fisiche e ben messe in campo. Mentre gli undici metri del Parken si svuotavano, restava impressa l’immagine delle calciatrici italiane a testa bassa, consapevoli di aver sprecato un’occasione d’oro per mettere la freccia proprio nel momento più delicato delle qualificazioni.

Il conto alla rovescia per le due finali di giugno

Il calendario, ora, diventa spietato. L’appuntamento con la Serbia del prossimo 6 maggio a Catanzaro assume già i contorni di una finale, anche se la vera resa dei conti arriverà a giugno. Come sottolineato dalla stessa FIGC, l’Italia dovrà vincere entrambe le partite contro Serbia e Svezia per sperare in un miracolo che le consenta di scavalcare la Danimarca. La matematica, infatti, dice che le danesi hanno un vantaggio notevole, ma il calendario le vede impegnate proprio contro le svedesi: una combinazione di risultati favorevoli (due vittorie nostre e un passo falso delle rivali) potrebbe ancora riaprire tutto.

Tuttavia, affidarsi ai calcoli non è mai piaciuto a Soncin, il quale preferisce concentrarsi su quanto di buono visto in campo: il controllo del ritmo, la qualità del palleggio e la solidità difensiva mostrata, con Giuliani che ha dovuto effettivamente compiere un solo vero intervento in tutta la gara. La sensazione, al termine di questa trasferta nordica, è che il bicchiere sia mezzo pieno per quanto riguarda la crescita del gioco, ma mezzo vuoto per quanto riguarda l’efficacia. In attesa delle prossime sfide, la corsa al Mondiale brasiliano si è fatta decisamente più ripida del previsto.

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