Soncin e quel pareggio che sa di occasione persa: l’Italia domina ma non sfonda in Danimarca
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Redazione Sport
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Copenhagen regala un’amarezza di quelle pesanti, quelle che ti lasciano addosso la sensazione di aver sprecato l’attimo giusto. L’Italia femminile, reduce dal roboante 6-0 inflitto alla Serbia, non va oltre lo 0-0 sul campo della Danimarca nelle qualificazioni ai Mondiali 2027, e il rammarico – come ha confessato lo stesso ct Andrea Soncin – è direttamente proporzionale alla mole di gioco prodotta. “L’Italia ha dominato, c’era una sola squadra in campo”, ha dichiarato a caldo, e in effetti le azzurre hanno costruito occasioni nitide, colpito una traversa (quella di Soffia nel primo tempo) e costretto la difesa danese a una resistenza quasi disperata. Eppure il pallone non è voluto entrare, e quel punto – prezioso sulla carta – assume i contorni di un’occasione mancata per agganciare la vetta.
Il girone si fa stretto: doppio svantaggio a due turni dalla fine
Il pareggio di Copenhagen allontana l’Italia dalla qualificazione diretta al Mondiale 2027: le ragazze di Soncin restano a meno tre dalle danesi e, particolare non secondario, scivolano a meno due dalla Svezia, seconda forza del gruppo 1. Un doppio scivolone che ridisegna le gerarchie a due giornate dal termine, con la Serbia quarta staccata di quattro punti. Dominare il possesso e le occasioni non è bastato, e ora la matematica impone un copione chiaro: servono due vittorie nelle ultime due partite e, contemporaneamente, un passo falso delle rivali. Ma c’è un altro fronte, quello dei play-off, che si fa più concreto e che richiede una pianificazione attenta. Chiudere al secondo o al terzo posto, infatti, garantirebbe un vantaggio non trascurabile nel primo turno della post-season: si affronterebbero squadre provenienti dalla Lega C – le prime o le due migliori seconde – con il ritorno giocato in casa. Un aspetto tattico che non è secondario, visto che l’incubo di un doppio playoff (due turni seccanti per arrivare al mondiale) aleggia ormai da settimane nello spogliatoio azzurro.
Un’Italia coraggiosa ma sterile: la traversa e le occasioni fallite
Obbligate a vincere per recuperare terreno nella corsa al primo posto – l’unico che vale il biglietto diretto per la fase finale – le azzurre sono scese in campo con una determinazione che non si è vista in altre trasferte. Il piano partita era chiaro: alta pressione, verticalizzazioni rapide e ricerca costante della profondità. La risposta danese è stata affidata a una difesa attenta e a un po’ di fortuna, quella stessa fortuna che ha negato a Soffia il gol della traversa e a un paio delle sue compagne la deviazione giusta. La prova coraggiosa c’è stata, è innegabile, ma il calcio femminile insegna che senza efficacia sotto porta anche il miglior dominio tecnico può rivelarsi sterile. E così lo 0-0 iniziale non è più stato scalfito, lasciando alle ragazze di Soncin l’unico conforto di non aver perso, ma anche il peso di un’occasione che probabilmente non tornerà.
Spettro playoff e ultimo incastro: i conti in tasca all’Italia
Resta un ultimo incastro matematico per agganciare la qualificazione diretta, ma la sensazione – suffragata dai numeri – è che la strada più probabile porti verso i play-off. L’Italia non ha sfruttato un paio di occasioni limpide nella tana della capolista, e quel pareggio lascia il gruppo in una situazione di equilibrio instabile: a due turni dalla fine, la Danimarca resta davanti con tre punti di margine, la Svezia si è infilata nel mezzo, e le azzurre devono sperare in un vero e proprio ribaltone. La difesa scandinava ha retto il colpo, non c’è dubbio, e il punto portato a casa – dopo il 6-0 alla Serbia – appare più come un freno che come una spinta. Il ct Soncin, nel commentare la prestazione, ha evitato giri di parole: la prestazione c’è stata, il risultato no. E ora l’Italia dovrà vincere le ultime due partite e incrociare le dita, perché altrimenti – come recitano i regolamenti – sarà lo spettro dei playoff a fare da arbitro del destino mondiale.




