Danimarca-Italia 0-0, le azzurre di Soncin fermate dal muro danese: corsa ai Mondiali 2027 ora in salita

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Redazione Sport Redazione Sport   -   COPENAGHEN. Il verdetto, per quanto crudele nel non premiare la prestazione, è scritto nel tabellino: 0. Al Parken Stadium, di fronte a oltre dodicimila spettatori che gremivano le tribune, l’Italia di Andrea Soncin ha dovuto inchinarsi alla legge del campo, una legge che spesso, in questi sport di squadra, premia la sostanza più della qualità. La nazionale femminile, nonostante una prova di carattere e personalità che il tecnico stesso ha definito “eccellente”, non è riuscita a scardinare la solida retroguardia della Danimarca, fallendo l’assalto alla vetta del girone di qualificazione ai Mondiali del 2027. Il pari a reti bianche, arrivato al termine di una partita a senso unico per quanto riguarda le occasioni da gol, lascia inevitabilmente l’amaro in bocca, soprattutto se si analizzano le due occasioni nitide capitate sui piedi delle azzurre: la traversa colpita da Soffia nel corso del primo tempo e il clamoroso errore sottoporta di Caruso al minuto sessantanovesimo, quando un tap-in a pochi passi dalla linea di porta si è inspiegabilmente alzato oltre la traversa. La verità, nuda e cruda, è che il possesso palla e il gioco coraggioso non valgono punti in classifica, e quella che per l’Italia era una “finale” anticipata si è conclusa con un nulla di fatto che complica drasticamente il cammino verso il Brasile.

Un primo tempo di dominio e rammarichi: l’occasione di Soffia che cambia la partita

L’approccio tattico della squadra di Soncin è stato chiaro fin dai primi minuti: pressing alto e ritmo forsennato per mettere in difficoltà le padrone di casa, costringendole a giocare nella loro metà campo. L’inerzia della sfida, che sembrava potesse scivolare via senza sussulti, ha cambiato improvvisamente volto a metà della prima frazione. Da un calcio d’angolo battuto sulla destra, la palla è arrivata al limite dell’area proprio a Cecilia Soffia, il cui sinistro al volo è stato un bolide che ha impattato violentemente contro la traversa, facendo trattenere il fiato all’intero Parken Stadium. Poco dopo, è stata Sofia Cantore a presentarsi davanti al portiere danese Thisgaard, ma la conclusione, forse troppo centrale o leggermente deviata, è stata neutralizzata senza particolari problemi. La Danimarca, dal canto suo, ha risposto colpo su colpo tentando di pungere in contropiede, sfruttando la velocità delle sue esterne, ma la linea difensiva italiana retta da Lenzini e Salvai ha concesso pochissimo spazio, chiudendo ogni varco con tempismo. Quello che mancava, ed è il leitmotiv di questa gara, era quel guizzo finale, quella cattiveria sotto porta che trasforma un’occasione in oro.

La ripresa e l’assedio sterile: Caruso fallisce il match point

Nella seconda frazione di gioco, il copione si è ripetuto identico, con l’Italia che ha alzato ulteriormente il proprio baricentro andando a chiudere le danesi nella loro trequarti. Il centrocampo azzurro, orchestrato dalla solita Manuela Giugliano, riusciva a gestire i ritmi con pazienza, ma la difesa scandinava – schierata con un compatto 3-5-2 – si è difesa con ordine, sporcando ogni pallone e raddoppiando in pressing su ogni portatrice. L’episodio che resterà negli annali di questa qualificazione, però, è avvenuto quando il cronometro segnava ormai il sessantanovesimo minuto. Su un traversone basso e radente proveniente dalla destra, Arianna Caruso si è ritrovata completamente smarcata a pochi passi dalla porta: un tap-in apparentemente semplice, quasi una formalità per un'attaccante del suo calibro. E invece, forse per la tensione o per un eccesso di sicurezza, il suo destro si è alzato beffardamente sopra la traversa, negando alla Nazionale il vantaggio che avrebbe meritato. È stato il momento di svolta psicologica della gara: dopo quella palla, l’Italia ha continuato a spingere ma con la frenesia di chi sa di aver sprecato l’ultimo treno, mentre la Danimarca ha retto l’urto fino al triplice fischio.

La classifica e le prossime sfide: ora servono i “miracoli” o i playoff

Con questo pareggio, che sa più di sconfitta per le ambizioni di Soncin, la situazione aritmetica nel Gruppo 1 diventa drammaticamente chiara. La Danimarca mantiene saldamente la testa della classifica con otto punti, allungando a tre lunghezze il margine sull’Italia che resta ferma a cinque punti. A complicare ulteriormente i piani delle azzurre ci ha pensato la Svezia, che ha fatto il proprio dovere vincendo di misura contro la Serbia con un gol di Blackstenius, portandosi così a quota sette punti e scavalcando l’Italia al secondo posto. La finestra per la qualificazione diretta (riservata esclusivamente alla prima del girone) si è quasi del tutto chiusa. Alla Nazionale femminile, che pure aveva dimostrato di aver ritrovato fiducia dopo il rotondo 6-0 inflitto alla Serbia pochi giorni prima, non resta che prepararsi alle ultime due giornate di giugno. Serve un’improbabile, quasi miracolosa, combinazione di risultati per sperare ancora nel primo posto; in caso contrario, la strada per i Mondiali in Brasile passerà inevitabilmente attraverso il tortuoso sentiero dei play-off, dove l’errore non è ammesso.

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