Le parate della vittoria in Russia ridimensionate, e intanto la procura peruviana indaga sul reclutamento di soldati per l’Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La celebrazione del “Giorno della vittoria” – che il 9 maggio ricorda il trionfo sovietico nella Seconda guerra mondiale, quando nel 1945 l’Armata Rossa sconfisse definitivamente la Germania nazista – quest’anno in Russia non avrà il consueto fragore di cingoli e carri armati in molte delle sue piazze principali. Non soltanto a Mosca e San Pietroburgo, dove le limitazioni erano state annunciate per tempo, ma anche in un crescente numero di regioni dell’immenso paese le parate sono state ridotte, modificate nella forma o del tutto cancellate; tra le aree interessate figurano Samara, Krasnodar, l’exclave di Kaliningrad, la Ciuvascia e il territorio di Kaluga. Una contrazione che, pur non essendo ufficialmente giustificata da motivazioni militari esplicite, si inserisce in un contesto di guerra logorante contro l’Ucraina, iniziata più di due anni fa e ormai entrata in una fase di stallo costellata da attacchi aerei e offensive di terra su entrambi i fronti.

La tregua del 9 maggio secondo Kiev: una mossa per compiacere Trump

Secondo quanto riferito da fonti ucraine, il presidente Volodymyr Zelensky ritiene che la pausa delle ostilità annunciata da Vladimir Putin in concomitanza con le celebrazioni – una sorta di tregua temporanea – sia in realtà un gesto calibrato per assecondare le aspettative della nuova amministrazione statunitense, che ormai da più di un anno vede Donald Trump nuovamente alla Casa Bianca. Da Kiev fanno notare che nessuna proposta ufficiale di cessate il fuoco è mai pervenuta dalla Federazione russa alle autorità ucraine attraverso i canali diplomatici tradizionali, e che l’intera operazione avrebbe piuttosto un valore propagandistico. Nel frattempo, però, i raid russi non si sono fermati: un drone ha colpito un minibus nella regione di Kherson, provocando la morte di due civili e il ferimento di altri sette; otto persone sono rimaste ferite tra Kharkiv e la sua provincia a seguito di altri attacchi con droni russi, mentre il presidente Trump ha dichiarato che il conflitto è “duro” ma che confida di riuscire a risolverlo.

Zelensky annuncia una riforma dell’esercito: smobilitazione graduale e stipendi più alti

Il leader ucraino, dal canto suo, sta spingendo per una profonda riorganizzazione delle forze armate del paese, una riforma che – come lui stesso ha spiegato – dovrebbe introdurre due elementi chiave: da un lato una smobilitazione graduale per i soldati mobilitati nelle fasi iniziali del conflitto, dall’altro un sensibile aumento dei compensi economici per chi è schierato in prima linea. L’obiettivo dichiarato è “rafforzare il sistema contrattuale” all’interno dell’esercito, così da garantire termini di servizio chiari e prevedibili, e consentire entro quest’anno un primo turnover per i combattenti più esausti. Una mossa, questa, che rivela la volontà di Kiev di proseguire il conflitto senza cedere alla pressione russa, ma anche di rispondere al crescente malessere interno tra le truppe impegnate da mesi in trincee senza un’adeguata rotazione.

Dal Perù un’inchiesta per tratta di esseri umani verso il fronte ucraino

Mentre in Europa orientale i combattimenti continuano a mietere vittime, un’inchiesta giudiziaria apre un fronte inaspettato a migliaia di chilometri di distanza. La procura del Perù ha infatti annunciato di aver aperto un’indagine per presunto traffico di esseri umani, dopo che sono emerse denunce riguardanti una rete transnazionale dedita al reclutamento di cittadini peruviani da inviare sul fronte ucraino. Secondo gli investigatori, ex militari e poliziotti sarebbero stati adescati tramite i social network con offerte di lavoro ingannevoli: promettevano impieghi in Russia come agenti di sicurezza o in altre posizioni apparentemente tranquille, salvo poi rivelarsi come una copertura per arruolarli in un conflitto armato di cui forse nemmeno conoscevano appieno i rischi. L’indagine, ancora in fase preliminare, sta cercando di ricostruire l’intera filiera del reclutamento e i possibili complici su suolo peruviano e all’estero, senza che al momento siano stati resi noti i nomi degli indagati.

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