Craig Venter, lo scienziato che sequenziò il genoma umano, è morto a San Diego

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   È morto a San Diego, in California, all’età di 79 anni, John Craig Venter: imprenditore e biologo statunitense, il suo nome resterà legato a una delle imprese scientifiche più audaci e controverse del nostro tempo, quella che – sfidando metodi accademici e consorzi pubblici – lo vide protagonista assoluto della prima decifrazione del genoma umano, completata nell’anno 2000 grazie alla società da lui stesso fondata, Celera. Il sequenziamento del Dna, va ricordato, consiste nell’analizzare l’ordine preciso dei nucleotidi (guanina, adenina, timina e citosina) ovvero quelle unità fondamentali che compongono il nostro codice genetico, un’impresa paragonabile alla lettura di un’enciclopedia di 3,2 miliardi di “lettere” molecolari. Venter, però, non era uno scienziato da laboratorio tranquillo: «Non ho idea di cosa lei si occupi – gli confessò un senatore dopo un primo incontro – ma dal numero e dal livello dei suoi nemici, deve essere importante». E in effetti le sue battaglie, condotte con un piglio da pioniere solitario, hanno diviso a lungo la comunità accademica, senza però mai scalfire la sostanza dei suoi risultati.

La sfida al Progetto Genoma Umano e la svolta del 2000

Mentre il consorzio internazionale pubblico procedeva con metodo lento e collaborativo, Venter scelse un’altra strada: quella di una competizione serrata, finanziata da capitali privati e affidata a macchine sequenziatrici ultraveloci. Celera, la sua creatura, riuscì nell’intento di mappare il genoma umano in tempi record, accelerando una corsa che si concluse con una parigradazione – mai del tutto pacifica – tra i due schieramenti. L’annuncio congiunto alla Casa Bianca, nella primavera del 2000, segnò un momento storico: per la prima volta l’umanità poteva leggere il proprio progetto biologico. Venter, da parte sua, ne ricavò una fama mondiale, ma anche numerose critiche: molti lo accusarono di voler brevettare sequenze del Dna, un’ipotesi che sollevava non pochi problemi etici e legali. Lui, però, non si fermò mai davanti alle polemiche, continuando a spingere la genomica verso territori inesplorati, come la creazione di una cellula sintetica.

Rappuoli ricorda: “Lo convinsi ad aiutarmi per il meningococco B”

Tra i messaggi di cordoglio più significativi spicca quello di Rino Rappuoli, direttore scientifico del Biotecnopolo di Siena, il quale ha sottolineato come Venter sia stato «uno dei protagonisti più innovativi della biologia». A raccontarlo è stato lo stesso Rappuoli: fu proprio lui a convincere lo scienziato americano a mettere le proprie competenze al servizio della ricerca sul vaccino per il meningococco B, un’infezione batterica particolarmente temuta. «La sua scomparsa – ha aggiunto – richiama una direzione oggi più attuale che mai: usare la conoscenza del genoma per costruire soluzioni concrete per la salute umana». Un giudizio che tratteggia Venter non solo come il “ragazzo ribelle” della biologia molecolare, ma come un ingegnere del vivente, capace di tradurre le sequenze in strumenti terapeutici. Del resto, molti dei suoi lavori successivi al sequenziamento si concentrarono proprio sulla sintesi di nuovi organismi e sulla progettazione di vaccini, tentando di passare dalla lettura alla scrittura del codice della vita.

Una carriera tra genio, tumore e la “mutazione genetica” della scienza

Venter era malato da tempo: a ucciderlo, ieri in un ospedale di San Diego, è stato un tumore. Si era fatto le ossa nei grandi templi della ricerca americana, ma non amava le gerarchie. Il suo approccio, spesso definito “da cowboy”, ha cambiato per sempre il modo di fare scienza, trasformando la genomica in una disciplina ad alta velocità, dove i brevetti e le startup contano quanto gli articoli su «Nature» o «Science». Chi lo ha conosciuto lo descrive come un uomo divisivo, spigoloso, ma sempre lucido. «È stato il più rapido a sequenziare il genoma umano», ricordano i colleghi, e questa rapidità – ottenuta con metodi non convenzionali – ha aperto la strada alla medicina personalizzata, alla diagnostica molecolare e a interi filoni di ricerca che oggi diamo per scontati. La sua eredità, insomma, non è solo una sequenza di basi azotate lunga miliardi di caratteri, ma un modo nuovo di immaginare la biologia: come un’ingegneria possibile, non più come una semplice disciplina descrittiva.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.