Israele e Iran, escalation senza fine: Netanyahu minaccia Khamenei dopo l’attacco all’ospedale
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Redazione Esteri
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Mentre il conflitto tra Israele e Iran entra nel suo settimo giorno consecutivo, le dichiarazioni si fanno sempre più minacciose e le azioni sul campo assumono contorni sempre più pericolosi. Nella notte, un missile iraniano ha colpito il Soroka Medical Center di Beersheba, nel sud di Israele, causando il ferimento di 71 persone, per fortuna in modo non grave. Tel Aviv accusa Teheran di aver preso di mira deliberatamente una struttura civile, mentre l’Iran ribatte che l’obiettivo era una base militare nelle vicinanze.
A inasprire ulteriormente la situazione, le parole del ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, che ha dichiarato senza mezzi termini: «Un dittatore come Khamenei non può continuare a esistere». Un’affermazione che suona come una vera e propria condanna a morte, anche se il governo israeliano – come sottolineato dal ministro degli Esteri Gideon Sa’ar – non ha ufficialmente indicato il cambio di regime in Iran tra i suoi obiettivi.
Da Gerusalemme, il premier Benjamin Netanyahu mantiene un tono altrettanto duro, lasciando intendere che ogni opzione è sul tavolo. «Dead or alive?», si chiede qualcuno nei palazzi del potere, in un gioco di allusioni che ricorda i peggiori momenti della guerra al terrorismo. Intanto, i bombardamenti continuano senza sosta, con entrambe le parti che si accusano reciprocamente di aver violato ogni possibile linea rossa.
L’attacco all’ospedale rappresenta un ulteriore salto di qualità in uno scontro che, ormai, sembra sfuggire a ogni logica di contenimento. Se da un lato Israele punta il dito contro la leadership iraniana, dall’altro Teheran non mostra segni di voler abbassare la tensione, continuando a colpire obiettivi israeliani con missili e droni.




