Israele e Iran, Netanyahu minaccia Khamenei: "Non può continuare a esistere"
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Redazione Esteri
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Le tensioni tra Israele e Iran hanno raggiunto un nuovo apice, con scambi di attacchi che hanno coinvolto anche un ospedale israeliano, danneggiato da un missile iraniano nella notte. Settantuno feriti, secondo le autorità di Tel Aviv, che definiscono il bombardamento un atto deliberato. Teheran, dal canto suo, sostiene che l’obiettivo fosse una struttura militare nelle vicinanze, ma le immagini dei danni raccontano una storia diversa.
Benjamin Netanyahu, che non nasconde più l’intenzione di spingere per un cambio di regime in Iran, ha alzato ulteriormente i toni, minacciando apertamente la vita del leader supremo Ali Khamenei. “Un dittatore come lui non può continuare a esistere”, ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano, facendo eco alla linea dura del premier. Sebbene il governo israeliano eviti di dichiarare ufficialmente la caduta degli ayatollah come obiettivo politico, le azioni e le parole lasciano pochi dubbi sulla direzione intrapresa.
La strategia di Netanyahu, che punta a indebolire l’Iran non solo sul piano militare ma anche su quello politico, si scontra però con una realtà complessa. Anche se il regime di Khamenei dovesse crollare – ipotesi tutt’altro che scontata – non è affatto certo che al suo posto emergerebbe un governo filo-occidentale. Le divisioni interne tra pasdaran, riformisti e frange più radicali rendono ogni previsione azzardata.




