Trump all'Iran: "Resa incondizionata o saremo in guerra". Eiland: "Distruggeremo i missili in 15 giorni"
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Redazione Esteri
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Roma – La tensione tra Washington e Teheran, dopo l’attacco israeliano che ha scosso il regime degli ayatollah, ha raggiunto un punto di non ritorno. Donald Trump, scavalcato da Benjamin Netanyahu con l’azione militare e costretto a firmare – seppur a denti stretti – la dichiarazione del G7 che invocava una de-escalation, ha cambiato radicalmente tono. Da una parte, pochi giorni fa derideva i neocon americani per la loro ossessione di «esportare la democrazia con le armi»; dall’altra, ieri ha lanciato un ultimatum secco all’Iran, chiedendo una «resa incondizionata» e minacciando l’ingresso diretto nel conflitto.
Mentre Mosca avverte del «rischio atomico» e i gabinetti di guerra si riuniscono alla Casa Bianca, il generale Giora Eiland, ex capo della sicurezza nazionale israeliana, frena sugli scenari apocalittici. «Non andrà così – ha dichiarato –, sarebbe un’umiliazione inaccettabile per l’Iran». Tuttavia, non esclude che Israele possa agire in autonomia: «In 15 giorni non avranno più missili. Distruggeremo l’industria atomica». Parole che suonano come una promessa, ma anche come una sfida alle capacità di resistenza di Teheran.
Dietro il caos delle dichiarazioni trumpiane, che nel giro di poche ore hanno oscillato tra la diplomazia e la minaccia bellica, emerge un disegno preciso: quello di un Iran piegato, privato della sua potenza militare e riconvertito in un alleato docile, sul modello dell’epoca dello Scià. Un obiettivo che, secondo alcuni osservatori, potrebbe passare per l’installazione di un governo fantoccio, magari guidato da una figura compromissoria come l’ex siriano Ahmad Shara.




