Lezioni dal disastro del Vajont: una tragedia ancora presente

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il disastro del Vajont, avvenuto la sera del 9 ottobre 1963, rimane una ferita aperta nel cuore dell'Italia. Quasi duemila persone persero la vita a causa di un'onda apocalittica generata dalla frana del Monte Toc, che precipitò nell'invaso artificiale del torrente Vajont. Questa tragedia non appartiene solo alla storia, ma è ancora molto presente nel nostro Paese, che viene sconvolto quasi ogni stagione da eventi naturali e atmosferici.

Marco Armiero, direttore per dieci anni del laboratorio di scienze umane dell'ambiente del Politecnico di Stoccolma e ora professore all'Istituto di storia della scienza dell'Università Autonoma di Barcellona, ha dedicato il suo ultimo saggio alla vicenda del Vajont. Secondo Armiero, il Vajont è un paradigma di una scienza al servizio degli interessi d'impresa.

Il 9 ottobre 1963, una frana si staccò dal monte Toc, al confine tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto, e precipitò nel bacino idroelettrico artificiale del torrente Vajont. Questo evento provocò un'onda di piena che superò la diga, devastando i paesi di Erto e Casso, ma soprattutto quello di Longarone. I morti accertati furono 1910. A sessant'anni dalla tragedia, il ricordo dei sopravvissuti e di chi ha assistito alla ricostruzione delle aree colpite è ancora vivo.

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