Fantozzi compie 50 anni: tra cinema, teatro e l’eredità di Paolo Villaggio

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Era il 27 marzo 1975 quando il ragioniere più sfortunato della storia del cinema, Ugo Fantozzi, faceva il suo esordio sul grande schermo, trasformandosi in una maschera universale dell’italiano medio, sbeffeggiato eppure tragicamente riconoscibile. A distanza di mezzo secolo, Rai 5 celebra l’anniversario trasmettendo Fantozzi va a teatro, documentario che ripercorre la recente trasposizione teatrale della saga, Fantozzi, una tragedia, firmata nel 2024 dal regista Davide Livermore. Lo spettacolo, debuttato allo Stabile di Genova – città natale di Paolo Villaggio, autore e interprete del personaggio – ha riportato in scena l’impiegato vessato, ma con una vena grottesca che attinge al teatro classico.

Se la parodia della Corazzata Potëmkin (ribattezzata Kotiomkin per questioni di diritti) resta una delle scene più iconiche, è il cibo a dominare molti dei momenti più memorabili della saga. Birra gelata, frittatona e tortellini alla panna diventano simboli di un’Italia piccolo-borghese, sospesa tra l’aspirazione al benessere e la realtà di un quotidiano fatto di umiliazioni. Quella di Fantozzi, del resto, non era solo una caricatura: Villaggio, che da giovane aveva lavorato come contabile, conosceva bene il mondo che raccontava, e lo dipingeva con un umorismo feroce, ma intriso di malinconia.

Lo stesso Villaggio, in un’intervista del 2017, rivelava un lato inaspettato della sua personalità, lontano dalle risate facili del ragioniere. «Il mio preferito è Franz. Ovvero Kafka», confessava, indicando la libreria alle sue spalle, mentre la telecamera di Luca Bigazzi ne catturava l’espressione grave. Quell’immagine, lontanissima dalle gag surreali di Fantozzi, svelava un artista complesso, capace di fondere comicità e tragedia in un unico, indimenticabile ritratto.

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