Montezemolo e la stoccata alla Ferrari: "Prima lo scudetto al Bologna"
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Redazione Sport
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L'acerba battuta, lanciata con il tono di chi conosce profondamente i meandri di quella che fu la sua casa, risuona come un severo monito più che come una semplice provocazione. Intervistato in merito ad altri argomenti sportivi, Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari negli anni d'oro, non ha potuto fare a meno di esprimere, in modo crudo e diretto, il suo giudizio sull'attuale stato di salute della Scuderia. La sua affermazione, secondo cui «con l'aria che tira a Maranello, fa prima il Bologna a vincere lo scudetto» della Ferrari a conquistare un Titolo mondiale, fotografa con impietosa efficacia una crisi di risultati che ormai ha superato il decennio e mezzo.
Il peso di un paragone emblematico
Il confronto con il Bologna, squadra di calcio che non vince il campionato italiano dal lontano 1964, non è scelto a caso ma assume un valore simbolico potentissimo. Serve a sottolineare, in maniera quasi proverbiale, la percezione di una distanza siderale dalla vetta, trasformando l'attesa del tifoso in una sorta di eterno presente privo di sbocchi. Montezemolo, che della Rossa guidò i destini in periodi di grandi successi, pone l'accento non su una temporanea difficoltà, bensì su una condizione strutturale di ritardo, la quale, a suo avviso, rende un'impresa ciclopica anche solo pensare di competere per il titolo. Le sue parole, dunque, non scandagliano soltanto il rendimento delle monoposto o le scelte tecniche, ma sembrano alludere a una questione di identità e di metodo che va ben al di là del mero punteggio in classifica.
Uno scenario sportivo desolante e senza precedenti
A supportare, purtroppo, la tesi dell'ex presidente arriva la fredda aritmetica dei tabellini. L'ultima stagione di Formula 1 si è chiusa per il team di Maranello con risultati francamente modesti, lontani dalle ambizioni dichiarate a inizio anno. Il quinto e il sesto posto dei piloti nella graduatoria mondiale, uniti al quarto posto in quella costruttori, confermano una tendenza che ormai è diventata cronica. Quel che più colpisce, e che Montezemolo conosce bene avendolo vissuto dalla parte opposta, è il dato storico senza precedenti: mai, in tutta la sua lunga e gloriosa storia, la Ferrari era rimasta senza un titolo mondiale per diciassette anni consecutivi. Un digiuno che, superando ogni precedente, segna un'epoca e alimenta un senso di frustrazione diffuso, il quale non risparmia certo gli addetti ai lavori e gli osservatori più attenti.
La riflessione che va oltre la cronaca
Le dichiarazioni dell'ex leader, per quanto taglienti, non costituiscono una sterile critica fine a se stessa. Esse, piuttosto, sollevano un velo su una realtà operativa che fatica a tradurre ingenti investimenti e grandissimo talento individuale in successo collettivo e costante. Il riferimento a un ciclo vincente conclusosi nel 2007 con il titolo piloti e nel 2008 con quello costruttori non è una nostalgica rievocazione del passato, ma un termine di paragone concreto per misurare la strada percorsa, o forse persa, in questi anni. Quando una voce autorevole come quella di Montezemolo utilizza un'iperbole così forte, il messaggio che passa è chiaro: la sfida non è più solo contro avversari agguerriti come la Red Bull, ma contro se stessi, contro una mentalità che sembra aver smarrito quell'istinto agonistico e quella determinazione che furono il marchio di fabbrica della squadra in altri tempi.




