Mps, la lettera ai soci chiarisce le ragioni dell’addio a Lovaglio: “Non solo per le indagini, serve una visione allineata alle sfide future”

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il consiglio di amministrazione di Monte dei Paschi di Siena ha rotto gli indugi, e lo ha fatto con una lettera indirizzata agli azionisti in cui, a una manciata di giorni dall’assemblea convocata per il 15 aprile, vengono sciolte le ambiguità sulla composizione della lista del board uscente. Nel mirino, inevitabilmente, finisce la figura dell’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio, la cui esclusione – spiegano il presidente Nicola Maione e il numero uno del comitato nomine Domenico Lombardi – non va letta esclusivamente come una conseguenza delle inchieste giudiziarie che ne hanno segnato l’ultima fase del mandato. A pesare, piuttosto, sarebbe una valutazione strategica legata al posizionamento futuro dell’istituto. La banca, si legge nel documento ripreso dall’Ansa, necessita che la “leadership esecutiva” sia dotata di competenze, capacità e, soprattutto, di una “visione strategica maggiormente allineata alle imminenti sfide di mercato” che caratterizzeranno il percorso di trasformazione dell’istituto. Un passaggio, questo, che sposta il terreno dello scontro dal piano giudiziario a quello della governance industriale, suggerendo come la frattura fosse ormai insanabile sul metodo di intendere la prossima fase di sviluppo.

A rendere ancora più tesa la vigilia dell’assemblea – che si preannuncia come un vero e proprio spartiacque per Rocca Salimbeni – è la circostanza che la maggioranza dei soci consultati durante le fasi preparatorie non avrebbe espresso una preferenza per il mantenimento di Lovaglio al vertice. Un’indicazione che il cda ha raccolto per blindare la propria proposta, quella che definisce “una sintesi equilibrata e coerente tra continuità e rinnovamento”. La lista presentata dal board, infatti, non solo esclude l’ex ad, ma individua in Fabrizio Palermo il candidato unico per la poltrona di amministratore delegato, affiancandogli un consiglio dove spiccano nomi come Corrado Passera e Carlo Vivaldi, in quella che viene descritta come una quadra pensata per garantire stabilità esecutiva. La lettera agli investitori, firmata dai vertici, insiste sulla necessità di “sostenere” questa formazione, presentandola come l’unica in grado di assicurare una gestione efficace delle complesse dinamiche consiliari, particolarmente rilevanti in questa fase trasformativa.

La governance come argine: il ruolo del presidente Maione e il peso della “Board Skills Matrix”

Nel tentativo di offrire una giustificazione strutturata a una scelta che ha spaccato il mondo finanziario e politico intorno alla banca senese, il cda ha messo nero su bianco un processo di selezione che definisce “particolarmente rigoroso e prospettico”. A essere rivendicata, nella comunicazione ai soci, è la qualità del percorso: avviato con largo anticipo e condotto con il supporto di advisor internazionali indipendenti, il lavoro del comitato nomine avrebbe portato a una rosa di tre candidati ritenuti idonei a prendere il testimone da Lovaglio. Tra questi, la scelta è caduta su Palermo perché, si legge nel documento, è risultato il profilo con il “miglior allineamento complessivo rispetto alle competenze richieste in base alla Board Skills Matrix”. Non si tratta, quindi, di un semplice cambio della guardia, ma di una ristrutturazione del vertice che mira a modificare l’approccio manageriale, privilegiando una leadership inclusiva e con una solida esperienza nei processi di trasformazione, lontana dallo stile più battagliero che aveva caratterizzato la gestione dell’ex ad.

A fare da contraltare a questa operazione di trasparenza imposta dal board, però, c’è la concorrenza della lista alternativa presentata dal socio Pierluigi Tortora, che ha scelto proprio Lovaglio come capofila per la continuità. Una scelta, quella di Lovaglio di accettare la candidatura nella lista rivale, che non era affatto piaciuta al consiglio presieduto da Maione, alimentando ulteriori tensioni e portando a una valutazione approfondita dei profili legali della situazione. In questo clima di reciproche accuse, la lettera firmata da Maione e Lombardi tenta di ribaltare la prospettiva: non si tratta di una cacciata per motivi contingenti o legati a inchieste, ma di una scelta di “indirizzo strategico” dove la riconferma dello stesso Maione alla presidenza viene giustificata come un elemento di stabilità, utile a gestire le “complesse dinamiche consiliari”.

Numeri e percentuali: la lista del cda tra indipendenza e rinnovamento generazionale

Per convincere gli azionisti – e, soprattutto, i grandi fondi internazionali e i proxy advisor che il 2 aprile forniranno le loro raccomandazioni – la lettera del cda scende nel dettaglio tecnico, utilizzando i numeri come arma retorica. La composizione della lista viene presentata come il risultato di un lavoro metodico che ha tenuto conto delle indicazioni emerse dalla Board Evaluation, con un equilibrio studiato tra esperienza e nuove energie: il 45% dei candidati proviene dal consiglio uscente, mentre il 55% rappresenta nuovi ingressi. Un mix che, secondo il board, è funzionale a preservare la memoria istituzionale – fondamentale per non disperdere il valore del rilancio degli ultimi anni – senza però rinunciare a un ricambio generazionale e di competenze.

Sul fronte della composizione qualitativa, la lista sfoggia dati pensati per rassicurare le authority e i mercati: la presenza femminile raggiunge il 45%, con un’età media collocata tra i 50 e i 59 anni, a indicare un equilibrio anagrafico e di genere ritenuto chiave per la sostenibilità della governance nel medio-lungo periodo. Ma il dato più significativo, quello che probabilamente peserà di più nell’orientamento del voto, è l’altissima percentuale di amministratori indipendenti, pari al 90%. Una scelta che risponde alle sollecitazioni arrivate dalla Bce, che nelle interlocuzioni con la banca aveva insistito sull’ “independence of mind” dei futuri consiglieri, e che di fatto trasforma il nuovo consiglio in un organismo di controllo e indirizzo più sbilanciato verso la supervisione che verso l’esecuzione pura, se non attraverso la figura del designato ad Palermo.

La guerra dei dossier e il confronto serrato con gli investitori

In questo scenario, la lettera ai soci rappresenta solo l’ultimo atto di una settimana rovente, dove alla diplomazia della scrittura si è accompagnata la durezza degli esposti. Secondo quanto ricostruito, la banca ha presentato ricorsi alle autorità di vigilanza – Bce, Consob e Bankitalia – sulla lista presentata da Plt Holding, sostenendo che Lovaglio, in qualità di consigliere, avrebbe dovuto comunicare in anticipo l’accordo con Tortora per ottemperare ai doveri di correttezza nei confronti del board. Un’offensiva legale che non ha però fermato l’iter: tutte e tre le liste, inclusa quella rivale, hanno ottenuto il via libera dalle autorità e potranno essere votate dagli azionisti il prossimo 15 aprile.

Mentre la macchina della comunicazione gira a pieno regime, i candidati si preparano al confronto diretto con chi conta. La partita si gioca ora nelle stanze dei proxy advisor – Iss e Glass Lewis in primis – le cui indicazioni sono tradizionalmente seguite dai grandi fondi internazionali, detentori di una fetta considerevole del capitale flottante. Da queste raccomandazioni, attese entro il 2 aprile, dipenderà in larga parte la capacità del cda uscente di arginare l’offensiva di Lovaglio e di consolidare il sostegno attorno a Fabrizio Palermo. Se il board rivendica un approccio meritocratico e trasparente, i soci riuniti nella lista alternativa oppongono la necessità di non interrompere il percorso di rilancio intrapreso. Una sfida, quella in programma tra tre settimane, che si preannuncia come il primo vero banco di prova per la nuova governance del gruppo senese dopo la lunga fase di transizione.

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