Il cda di Mps contesta i consulenti dei fondi per la bocciatura dei suoi candidati per il nuovo board
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Redazione Economia
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Ancora un giro di giostra al Palio pre-assembleare per il controllo del Montepaschi di Siena. Il consiglio di amministrazione della banca, riunito a poche settimane dal voto del 15 aprile, non ha gradito la promozione parziale del proxy advisor Iss. Se da un lato il consulente degli investitori istituzionali ha infatti consigliato ai propri clienti di appoggiare la lista proposta dal board nel suo insieme, dall’altro – ed è questo il nodo che ha fatto scattare la reazione di Rocca Salimbeni – ha bocciato in dettaglio una buona fetta dei candidati, mettendo in discussione proprio le figure chiave del vertice.
La replica del cda: un processo “rigoroso e trasparente”
La risposta del consiglio non si è fatta attendere. Attraverso una lettera ufficiale – che ha assunto i toni di una vera e propria controdeduzione – il board ha difeso l’operato del comitato nomine, ribadendo che la selezione dei candidati è stata “strutturata, rigorosa e trasparente”. Tale processo, spiega la banca, è stato condotto con il supporto di advisor indipendenti, applicando criteri oggettivi basati su una matrice delle competenze e sui requisiti di idoneità previsti dalla vigilanza. I vertici dell’istituto contestano dunque la valutazione “atomistica” operata da Iss, che ha suggerito di disertare le urne per il presidente uscente Nicola Maione e per Domenico Lombardi, attuale presidente del comitato nomine. Per il cda, colpire queste figure significa incidere sulla qualità dell’organo amministrativo che la lista aspira a esprimere proprio nel momento di massima complessità strategica.
Il parere divisivo di Iss: tra continuità e criticità procedurali
Il report del proxy advisor, diramato lunedì, ha infatti creato un fronte di critiche trasversale. Da una parte, Iss ha dato il via libera alla corsa di Fabrizio Palermo – indicato come unico candidato alla poltrona di amministratore delegato – e ad alcuni profili ritenuti di spessore come Corrado Passera e Carlo Vivaldi. Dall’altra, ha espresso un giudizio durissimo sul percorso che ha portato alla formazione della lista. Secondo quanto emerso, Iss contesta la gestione “opaca” del processo da parte del board uscente, sollevando perplessità sulla pianificazione della successione: l’assenza di candidati interni e la fretta nella ricerca di profili esterni, leggendosi tra le righe del parere, hanno dato l’impressione di una governance poco attenta all’accountability. In particolare, la bocciatura di Maione – che siede in consiglio dal 2017 – è motivata dal timore che possa aver perso i requisiti di indipendenza, mentre Lombardi viene indicato come il principale responsabile di un iter ritenuto poco trasparente.
Il caso Palermo e l’ombra della Bce sulla guida operativa
Se sul fronte del board le critiche riguardano metodo e trasparenza, sul fronte operativo il tema tocca la sostanza della vigilanza bancaria. La designazione di Fabrizio Palermo, estranea al mondo bancario in senso stretto se si eccettua la guida della Cassa Depositi e Prestiti, ha acceso i riflettori della Banca Centrale Europea. Fonti vicine al dossier riferiscono di un’interlocuzione complessa con l’autorità di Francoforte, la quale avrebbe espresso dubbi sulla possibilità di equiparare l’esperienza alla guida di Cdp – ente che non possiede una licenza bancaria tradizionale – a quella richiesta per gestire un istituto di credito delle dimensioni di Mps. La Bce, secondo quanto circola, avrebbe scritto al board in due occasioni chiedendo verifiche approfondite sul profilo, minacciando potenziali “disposizioni accessorie” (come percorsi di formazione obbligatoria) qualora i dubbi non venissero dissipati. Un’incertezza, questa, che lo stesso Iss ha riconosciuto, ammettendo che l’assenza di un’esperienza diretta in una banca paragonabile a Mps potrebbe rappresentare un elemento di criticità nella fase iniziale del mandato.
La lista Lovaglio e il contraddittorio con i soci
A rendere il quadro ancora più intricato è la presenza della lista presentata da Plt Holding, l’azionista all’1,2% che ha scelto di ricandidare l’amministratore delegato uscente Luigi Lovaglio. Una mossa che ha di fatto spaccato in due il fronte del governo societario, con Lovaglio che si trova in una posizione di conflittualità aperta con il board che pure lo ha guidato. Il patron di Plt, Pierluigi Tortora, ha sottolineato come il tentativo di sostituire Lovaglio – artefice della scalata a Mediobanca – nel bel mezzo dell’integrazione con l’istituto milanese rappresenti un azzardo operativo rischioso. Anche su questo fronte, Iss ha espresso una posizione di compromesso, definendo non “pienamente convincente” l’ipotesi di un rinnovamento totale del consiglio che riporti però in sella il ceo uscente. Un giudizio, quello del proxy, che ha finito per scontentare tutti: la lista del cda per la bocciatura dei suoi uomini di punta e la lista di minoranza per il mancato sostegno alla continuità rappresentata da Lovaglio.




