Mps, ultimi giorni di fuoco per il cda: fondi e grandi azionisti si schierano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La resa dei conti, per Banca Monte dei Paschi di Siena, si avvicina a grandi passi. Mercoledì, con l’assemblea dei soci convocata per eleggere i nuovi amministratori, si chiuderà una fase segnata da schermaglie continue e dichiarazioni di voto che, nelle ultime settimane, hanno animato il dibattito tra i palazzi della finanza. Da una parte, come riportano fonti vicine al dossier, prosegue il road show dei candidati espressi dal consiglio di amministrazione uscente: il presidente Nicola Maione e l’amministratore delegato Fabrizio Palermo. Nel corso di questi colloqui, a quanto si apprende, è stata più volte ribadita la “centralità del piano industriale del gruppo Mps”, un documento che – va ricordato – è già stato approvato dal board, comunicato ufficialmente e resta sottoposto alla vigilanza. Un tentativo, quello della lista di maggioranza, di blindare la continuità strategica in un clima di crescente tensione.
La legge Capitali sotto esame, due banche nel mirino
La partita, però, non riguarda solo Siena. Il confronto acceso coinvolge anche Banco Bpm, dove giovedì 16 si voterà per il rinnovo del cda. Nelle intenzioni dichiarate dal governo Meloni, la cosiddetta Legge Capitali avrebbe dovuto ridurre l’autoreferenzialità dei board e migliorare l’efficienza della governance nelle grandi società quotate. Eppure i primi due test concreti – proprio Mps e Banco Bpm – rischiano di generare l’effetto opposto: più incertezza e potenziale instabilità negli assetti di controllo, con i candidati dei cda finiti nel mirino dei grandi azionisti. Una sorta di “squid game” finanziario, dove a essere in palio non sono solo poltrone, ma l’equilibrio stesso di due tra gli istituti più osservati del panorama italiano.
Norges fa eccezione, ma la maggioranza dei fondi resta con il board
Nel dettaglio della battaglia per Montepaschi, spicca la posizione del fondo sovrano norvegese Norges Bank Investment Management, che detiene una quota di poco inferiore al 3% del capitale. La scelta, annunciata sul proprio sito, è netta: all’assemblea del 15 aprile il fondo voterà la cosiddetta lista Plt-Lovaglio, quella alternativa al cda espressa dalla famiglia Tortora che vede in pole l’ex amministratore delegato Luigi Lovaglio. Una decisione, questa, che secondo le fonti finanziarie era in larga parte prevedibile alla luce dello storico rapporto tra Norges e l’istituto senese. Eppure, va sottolineato, rappresenta una contro tendenza rispetto al resto del fronte degli investitori istituzionali.
Disclosure dei fondi, la maggioranza si schiera con Maione e Palermo
Al contrario, la maggioranza dei grandi fondi internazionali che finora hanno reso pubblica la propria posizione (attraverso i meccanismi di disclosure) si è orientata a favore della lista del cda. Secondo quanto apprende AdnKronos da ambienti finanziari, molti di loro voteranno per il ticket Maione-Palermo, sostenendo quindi la continuità del piano industriale già in corso. Resta da capire, in attesa del voto di mercoledì, come si muoveranno gli altri grandi azionisti, a cominciare da Delfin (la holding della famiglia Del Vecchio) e dagli stessi soci di Banco Bpm, che si esprimeranno il 14 aprile. Una partita, insomma, ancora apertissima: da un lato la stabilità garantita dal board uscente, dall’altro il richiamo al cambiamento rappresentato dalla lista Lovaglio. E il verdetto finale, come spesso accade in queste vicende, lo scriveranno solo i numeri dell’urna.




