Assad in esilio, la caduta del regime siriano
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
L'8 dicembre, le stanze rivestite di marmo del palazzo presidenziale di Damasco si sono riempite di ribelli armati, segnando la fine del regime di Bashar al-Assad. Il presidente siriano, che aveva promesso di non fuggire mai dalla Siria, ha trovato rifugio a Mosca, ospite dell'alleato Vladimir Putin. La sua fuga ricorda quella di Viktor Yanukovich, l'ex presidente ucraino che si rifugiò in Russia dopo la rivolta di Maidan nel 2014.
Il gruppo islamista siriano Hayat Tahrir al-Sham (HTS), guidato da Abu Mohammed al-Joulani, ha conquistato Damasco con un'avanzata fulminea, invertendo in una settimana il corso di una guerra civile durata tredici anni. Al-Joulani, entrando trionfante ma misurato nella moschea degli Omayyadi, ha segnato simbolicamente la vittoria dei ribelli.
Nel palazzo presidenziale, ora deserto, sono rimaste solo le Ferrari, le Lamborghini, le BMW e le Audi che Assad collezionava. La sua fuga, avvenuta poche ore prima dell'arrivo dei ribelli, segna la fine di una dinastia del terrore iniziata con suo padre Hafez al-Assad. Bashar, che nel 1994 viveva tranquillamente a Londra studiando oftalmologia, è stato costretto a tornare in Siria dopo la morte del fratello Basil, designato successore alla presidenza.
La caduta di Assad rappresenta un duro colpo per Putin, che aveva investito risorse e supporto militare per mantenere il dittatore al potere.




