Sequestri e torture a Ostia, tra le vittime anche il figlio dell’ex finanziere Pasquale Striano
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Redazione Interno
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Nell’inchiesta che questa mattina ha portato a sei misure cautelari nel litorale romano, emerge un dettaglio destinato a far discutere: tra le persone sequestrate e torturate dal gruppo criminale smantellato dai carabinieri del nucleo investigativo di Ostia – un’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma – c’è anche il figlio di Pasquale Striano, quell’ex finanziere finito al centro di un’altra vicenda giudiziaria per aver costruito falsi dossier accedendo abusivamente alle banche dati dell’Antimafia. Il ragazzo, secondo quanto si legge negli atti dell’indagine, sarebbe stato “legato ai polsi ed alle gambe con delle fascette di plastica e malmenato con schiaffi e pugni a mani nude”. Nessun particolare più esplicito viene fornito dagli inquirenti, ma la crudeltà del metodo – prelevare le vittime in strada con la forza e sottoporle a violenze sistematiche – delinea il profilo di un’organizzazione che per mesi ha seminato il terrore sul litorale.
Un borsone da un milione di euro e la scintilla delle violenze
All’origine degli episodi di tortura e sequestro – condotte a scopo di estorsione e aggravate dall’uso di armi – ci sarebbe la sparizione di un borsone contenente denaro e orologi di lusso, il cui valore sfiorerebbe il milione di euro. Gli investigatori del gruppo di Ostia hanno ricostruito una spirale di ritorsioni iniziata dopo quel furto: i malviventi, per recuperare quanto perduto, avrebbero prelevato alcune persone direttamente dalla strada, legandole con fascette di plastica e malmenandole con pugni e schiaffi. In alcuni casi sono stati usati anche ordigni incendiari, mentre il possesso di bombe – vere e proprie – è uno dei reati contestati agli arrestati. La DDA romana ha coordinato per mesi le indagini, raccogliendo testimonianze e tracce che hanno permesso di collegare i singoli episodi a un unico disegno criminale.
Sei misure cautelari e il plauso di Forza Italia
Il bilancio dell’operazione dei carabinieri, condotta nella mattina del 12 maggio 2026, parla di sei persone raggiunte da misure cautelari. I reati ipotizzati vanno dal sequestro di persona a scopo di estorsione all’estorsione aggravata, dalla tortura agli incendi e al possesso di ordigni. Le vittime venivano prelevate con la forza, legate e malmenate ripetutamente, in un contesto di violenza sistematica che ha spinto la procura a chiedere e ottenere le restrizioni. Da Forza Italia è arrivato un commento del rappresentante Bucci, il quale ha parlato di “piena soddisfazione” e di “plauso ai carabinieri per il maxi blitz”, sottolineando come l’operazione confermi “quanto sia ancora necessario mantenere l’attenzione sul tema della sicurezza nel X Municipio”. Nessun’altra forza politica ha rilasciato dichiarazioni ufficiali, né si hanno notizie di eventuali difese d’ufficio già depositate.
Il figlio di Striano e il doppio fronte giudiziario
La circostanza che una delle vittime sia il figlio dell’ex finanziere Striano aggiunge un elemento di notevole complessità a una vicenda già di per sé pesante. Striano senior, lo si ricorderà, è accusato in un altro procedimento – ancora in corso – di aver realizzato dossier illegali accedendo abusivamente a banche dati riservate, tra cui quelle dell’Antimafia. Suo figlio, finito suo malgrado in questo vortice di violenza, non risulta al momento indagato né avrebbe avuto un ruolo attivo nelle vicende del borsone sparito. Gli inquirenti non hanno reso noto se il legame di parentela abbia in qualche modo inciso sulla scelta del gruppo criminale di sequestrarlo e torturarlo, né se vi siano collegamenti tra la sua condizione personale e le indagini sul padre. I carabinieri del nucleo investigativo di Ostia continuano a vagliare i tabulati e gli interrogatori, mentre le vittime – tutte assistite da un programma di protezione – hanno iniziato a rendere sommarie informazioni in Procura.




