Sal Da Vinci a Fedez: “Volevo salutarti a Disneyland, ma il tuo bodyguard mi bloccò: ‘Cammina più in là’”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Nel salotto ironico e volutamente sopra le righe di “Pulp Podcast”, la puntata andata in onda lunedì 30 marzo ha regalato un momento di autentico, imprevisto teatro quotidiano. Ospite della trasmissione condotta da Fedez e Davide Marra, con la spalla surreale di Valerio Lundini, c’era Sal Da Vinci, reduce dalla vittoria sanremese e ormai proiettato verso l’Eurovision. Quello che sembrava un classico faccia a faccia tra colleghi si è improvvisamente trasformato in un palcoscenico privato, quando il cantante napoletano ha tirato fuori un ricordo rimasto per anni nel cassetto: un mancato incontro avvenuto tra le giostre di Disneyland Paris, una manciata di anni fa. Il racconto, consegnato con la schiettezza di chi non cerca rancore ma nemmeno omissioni, ha colto di sorpresa il rapper, costringendolo a confrontarsi con una dinamica di cui, a quanto pare, ignorava l’esistenza.
Il racconto del “muro” nel parco dei divertimenti
Sal Da Vinci ha ricostruito l’episodio con precisione, calandosi in quell’atmosfera surreale fatta di musica e famiglie, tipica del parco francese. “Mi trovai a Disneyland Paris e lui era con la famiglia”, ha esordito, spiegando come il tentativo di un semplice saluto si sia infranto contro un muro di cortesia armata. Lì, a separare i due artisti, si è materializzata la figura di una guardia del al servizio di Fedez. “Io volevo avvicinarmi per salutarti”, ha proseguito Sal Da Vinci rivolgendosi direttamente al padrone di casa, “e questo non mi ha fatto avvicinare. Mi ha detto ‘no, no, cammina di là, più avanti’”. Un invito perentorio, quello rivolto dal bodyguard, che ha di fatto impedito qualsiasi contatto, lasciando il cantautore spiazzato ma, a quanto pare, con la memoria ben lucida sul gesto di chiusura ricevuto.
La sorpresa di Fedez: “Non era una mia indicazione”
Ascoltando il resoconto, Fedez ha mostrato un misto di stupore e sincero imbarazzo. La domanda è scattata immediata, quasi un tentativo di inquadrare l’accaduto in una dimensione temporale precisa: “Ma quanti anni fa? Cioè tu mi hai visto a Disneyland?”. Sal Da Vinci ha risposto senza esitazione, collocando l’episodio tra i cinque e i sei anni prima di quella registrazione, un periodo che nella vita del rapper coincide con anni di intensa esposizione mediatica e con la presenza costante di un entourage di sicurezza. Consapevole della piega che il discorso stava prendendo, Fedez ha voluto fugare ogni dubbio, chiarendo la sua posizione con una frase che suonava come una scusa e insieme come una presa di distanza: “Noo, mi dispiace. Non era una mia indicazione”. Sal Da Vinci, dal canto suo, ha prontamente confermato di aver sempre escluso una diretta responsabilità dell’artista (“No, assolutamente”), certificando così che il muro, quel giorno, fu eretto non dalla volontà del cantante ma da un’eccessiva rigidità del personale di sicurezza.
La funzione di Lundini e il nonsense come chiave di lettura
A stemperare la tensione di un momento che rischiava di diventare un vero e proprio processo alle dinamiche del backstage ci ha pensato Valerio Lundini, il quale ha utilizzato il nonsense come strumento per sdrammatizzare senza però banalizzare. In quella che è una cifra stilistica del podcast, l’ironia ha preso il sopravvento, con Lundini che ha giocato a immaginare scenari paradossali legati alla vicenda, trasformando il racconto in un pretesto per una riflessione divertita ma tagliente sui meccanismi del jet set. Il resto della puntata, costruita su un espediente narrativo legato al giorno del referendum, ha continuato a oscillare tra barzellette, provocazioni e momenti di introspezione, confermando la formula del programma che mescola intervista e varietà. In questo contesto, il ricordo dell’episodio di Disneyland ha funzionato come un piccolo sasso tolto dalla scarpa: un dettaglio biografico che, riportato alla luce, ha restituito per un attimo la complessità dei rapporti umani dietro le quinte dello spettacolo, fatti di filtri, protezioni e, talvolta, di incomprensioni che il tempo, prima o poi, si incarica di chiarire.




