Eurovision 2026, Sal Da Vinci e quel «univer-Sal love» che sfida il boicottaggio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il tappeto turchese di Vienna, che da ieri sera fa da suggestivo preludio alla settantesima edizione dell’Eurovision Song Contest, ha visto sfilare trentacinque concorrenti senza però registrare – a differenza di quanto alcuni temevano – la minima forma di protesta contro la partecipazione di Israele. È in questo clima, reso comunque teso dalle scelte di cinque emittenti nazionali (tra cui la spagnola RTVE e l’irlandese RTE) che hanno scelto di boicottare la gara per la guerra in corso a Gaza, che il vincitore del Festival di Sanremo, Sal Da Vinci, ha trovato il modo di imporre la propria cifra ironica e insieme ambiziosa. Intervistato dai conduttori della tv austriaca, l’artista napoletano ha giocato infatti con il proprio cognome e con l’idea dell’amore universale, lanciando quella che si potrebbe definire una sfida semantica: «Voglio essere univer-Sal – ha spiegato –. Univer-Sal love». Un manifesto, il suo, che prova a tenere insieme la leggerezza della competizione musicale e la pesantezza di un contesto geopolitico che nemmeno l’Eurovision riesce a tenere fuori dalla porta.
L’apertura tra l’inno e l’ordine alfabetico
La cerimonia d’apertura si è svolta lungo un percorso che dal Burgtheater conduce al municipio di Vienna, e ad aprire le danze – prima ancora dei cantanti – è stata la ORF Vienna Radio Symphony Orchestra con l’esecuzione dell’inno ufficiale dell’Eurovision. A fare gli onori di casa, JJ, il vincitore dell’edizione scorsa, il quale ha lasciato poi il proscenio ai protagonisti di quest’anno. È toccato all’albanese Alis, primo della lista in ordine alfabetico per Paese, sfilare per primo; dall’altra parte dello schieramento, l’Italia ha atteso il proprio turno con Sal Da Vinci, che si è presentato davanti a migliaia di fan radunati lungo il percorso. Tra i nomi che hanno suscitato maggiore attesa, le delegazioni di Danimarca, Finlandia, Francia e Grecia, tutte accomunate da una curiosità crescente intorno ai rispettivi brani in gara.
Numeri record e un’assenza che pesa
A pochi giorni dal debutto sul palco della Wiener Stadthalle, dove si terrà la prima semifinale il 12 maggio e la finalissima il 16, Sal Da Vinci può contare su numeri che nessun altro concorrente, al momento, ha saputo eguagliare. Il brano “Per sempre sì” – con il quale l’artista ha trionfato all’ultimo Festival di Sanremo – ha infatti superato i 36 milioni di ascolti complessivi sulle piattaforme di streaming, risultando il più riprodotto tra tutti quelli in gara nell’edizione 2026. Un dato, questo, che lo colloca in una posizione di forza ancor prima di calcare le tavole del palcoscenico austriaco. L’esibizione dell’italiano, va ricordato, avverrà fuori concorso nella prima serata del 12 maggio, in attesa della finalissima dove invece si giocherà la vittoria finale. La circostanza non sembra però aver raffreddato l’entusiasmo del cantante napoletano, il quale – proprio nel corso della sfilata – ha ribadito la propria volontà di farsi portavoce di un messaggio che prescinde dalla classifica.
Il boicottaggio delle emittenti e la musica che prova a resistere
A rendere più complessa l’atmosfera di questa edizione è stata la decisione – annunciata nelle settimane precedenti – di cinque emittenti pubbliche di disertare la gara per protestare contro la presenza di Israele, in relazione agli sviluppi del conflitto nella Striscia di Gaza. Tra queste figurano RTVE (Spagna) e RTE (Irlanda), due realtà televisive storicamente legate all’Eurovision, la cui assenza si è fatta sentire sul tappeto turchese. Niente striscioni, niente cori di dissenso: la manifestazione viennese si è aperta senza gesti eclatanti, ma con una sottile crepa nel fronte della partecipazione che difficilmente potrà essere ignorata nel corso delle prossime serate. Sal Da Vinci, dal canto suo, ha scelto la strada del gioco di parole – quel «univer-Sal love» pronunciato con leggerezza ma anche con una certa ostinazione – come risposta artistica a un clima che la musica, da sola, non può certo sanare. La sfida, per lui e per gli altri trentaquattro concorrenti, è adesso quella di far parlare soltanto le note.




