Sal Da Vinci tra l’Eurovision e la Champions del Napoli: «Mi tengo la mia vittoria»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La risposta, in apparenza scellerata per un cuore partenopeo, recita la preferenza per il proprio successo personale contro la conquista della coppa dalle grandi orecchie da parte del club azzurro. Sal Da Vinci, ospite nell’ultima puntata del podcast “Mamma Dilettante 5” condotto da Diletta Leotta, ha messo nero su bianco un ragionamento di spietata onestà professionale, spiazzando anche l’aspettativa di chi dà per scontato il primato assoluto della fede sportiva. L’artista, reduce dalla vittoria sul palco dell’Ariston nella kermesse sanremese del 2026, ha infatti motivato la sua scelta – tra il palco dell’Eurovision Song Contest e una possibile finale vinta dalla sua squadra del cuore – con la statistica della rarità. «Il Napoli ci può provare ogni anno, io no», ha tagliato corto l’artista, specificando che, per tornare a calcare quel palco europeo della musica, dovrebbe prima riconquistare un altro Festival, eventualità che nemmeno lui sa se si ripresenterà.
La fede nel calcio e il giro di campo al Maradona
Non si tratta, però, di una rinuncia al tifo, bensì di una gerarchia dettata dalle circostanze contingenti. Sal Da Vinci ha voluto precisare, quasi a voler lenire la ferita inferta ai sostenitori azzurri, che l’amore per il club di Calcio Napoli rimane intatto e viscerale. Lo dimostra l’emozione, da lui stesso definita quasi onirica, provata quando ha ascoltato il suo brano “Per sempre sì” riecheggiare sotto la curva dello stadio Diego Armando Maradona. «Fare il giro del Maradona – ha raccontato al podcast – è stato così forte che pensavo: non so se sto sognando o sto volando. Mi sentivo leggero, sentivo l’aria sotto i piedi». Una sensazione che ha voluto contrapporre – senza però stabilire una vera e propria classifica di gradimento, perché l’Ariston ha reso la canzone ciò che è – alla consapevolezza di essere passato dall’altra parte della barricata, lui che per anni ha popolato solo gli spalti tra i tifosi comuni.
Il dramma della meningite e la promessa mai pronunciata
Nell’intervista rilasciata alla Leotta, però, non c’è stato spazio solo per la leggerezza dei dilemmi artistici o sportivi; l’attenzione si è spostata su una vicenda biografica di una gravità estrema, legata alla salute del figlio Francesco. Quando ancora aveva solo un anno e mezzo, il bambino fu colpito da una forma aggressiva di meningite, una situazione che gettò la famiglia in uno stato di disperazione totale. Sal Da Vinci ha rivelato un retroscena intimo e doloroso accaduto nei corridoi dell’ospedale Santobono, momento in cui – di fronte a una statuetta della Madonna – stava per formulare un voto solenne. «Ero disperato, stavo per giurare che se si fosse salvato non avrei più cantato», ha confessato l’artista. L’interruzione di quel gesto, però, arrivò per mano di un infermiere che lo chiamò urgentemente per firmare le autorizzazioni relative a un esame speciale, la puntura lombare.
Quel sì mancato, mai pronunciato davanti all’altare della fede, rappresenta oggi per il cantautore una sorta di miracolo laico. La dottoressa che lo prese in carico, e che lui stesso ha voluto ringraziare nominandola – un cognome che suona quasi come un segno del destino, “Di Grazia” – riuscì infatti a salvare il piccolo Francesco, scampato a un virus «potentissimo e pericolosissimo». Quel momento di buio ha rinsaldato i legami familiari, tanto che oggi il figlio, ormai cresciuto e diventato anche lui autore del brano sanremese, collabora stabilmente con il padre raccontando di aver saputo di quella malattia solo anni dopo, da grande, filtrata attraverso il racconto protettivo dei genitori.
Le radici di New York e la consacrazione internazionale
Mentre il tempo scorre verso l’appuntamento internazionale dell’Eurovision, la carriera del cantante sembra aver trovato una quadratura perfetta tra vissuto personale e successo professionale. Classe 1969, Salvatore Michael Sorrentino – questo il suo vero nome, a testimonianza di quelle origini statunitensi che forse gli torneranno utili nel tour già in programma oltreoceano – ha dovuto attendere diciassette lunghi anni prima di ritrovare un palco importante come quello di Sanremo. Una gavetta costellata da difficoltà economiche oggettive, che lo hanno visto persino in difficoltà nel procurarsi beni di prima necessità per i suoi figli, ma sempre sorretto da una fede incrollabile nel proprio mestiere. Adesso, con la carica di rappresentante italiano nella kermesse europea, l’obiettivo dichiarato non è tanto la vittoria – sulla quale lo stesso artista ironizza, dicendosi certo di non trionfare – quanto l’onore di «fare una bella figura» per il Paese su quel palco. Una visione matura che trae la sua forza non solo dalla musica, ma anche dalla consapevolezza di chi ha saputo riconoscere il valore di una seconda possibilità, sia essa concessa da un palco o, come nel caso di Francesco, dalla vita stessa.




