Portanova condannato anche in appello, e ora la Reggiana valuti la fascia di capitano
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Redazione Sport
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La Corte d’Appello di Firenze ha chiuso ogni tentennamento sul fronte penale, per quanto ancora manchi un eventuale giudizio di legittimità: la condanna a sei anni per Manolo Portanova, accusato di violenza sessuale di gruppo ai danni di una giovane allora ventunenne, è stata confermata anche nel secondo grado del processo. Un verdetto che, riprendendo le valutazioni dei giudici di primo grado, non lascia spazio a interpretazioni alternative sulla dinamica dei fatti – senza per questo entrare nel merito di eventuali ricorsi futuri – e che ora proietta il calciatore al centro di una questione che travalica ampiamente il campo da gioco. La società granata, l’AC Reggiana 1919, si trova così davanti a una scelta dalla forte valenza simbolica, ma anche giuridica, considerando che il Genoa CFC aveva già in precedenza rescisso il contratto del giocatore e che la Procura Generale dello sport ha chiesto al CONI l’immediata radiazione.
Le richieste della politica locale e il silenzio che pesa
A Reggio Emilia, intanto, due assessore comunali, Bondavalli e Rabitti, hanno rotto un silenzio che molti, tra addetti ai lavori e semplici tifosi, avevano già iniziato a trovare imbarazzante. Loro chiedono alla Reggiana un gesto netto: togliere la fascia di capitano a Portanova, un passo indietro almeno formale, “in attesa dell’iter giudiziario”. La loro dichiarazione, per quanto circoscritta al ruolo politico-amministrativo che ricoprono, intercetta il malessere di una parte della città che fatica a riconoscersi nell’apologia di fatto costruita attorno al centrocampista. Negli ultimi due anni – ed è questo un nodo che come giornalisti, ma anche come appassionati e genitori, non si può ignorare – Portanova è stato elevato a simbolo della “reggianità”, protetto da una tifoseria compatta e, nei fatti, da una dirigenza che ha scelto di puntare su di lui nonostante la pesantissima ipoteca giudiziaria.
La linea di Bisoli: “Portanova regolarmente in campo”
Dall’altra parte del ragionamento, però, c’è la necessità sportiva, cruda e immediata, di una squadra che naviga in acque tempestose. La Reggiana occupa il diciannovesimo posto in classifica, una posizione che profuma di retrocessione, e la trasferta di Padova si trasforma in un crocevia decisivo per la salvezza. L’allenatore Pierpaolo Bisoli, in conferenza stampa, non ha avuto esitazioni: “Portanova sarà regolarmente in campo a Padova”, ha detto, quasi a voler separare in maniera netta il verdetto della giustizia ordinaria dalle necessità del rettangolo verde. “Dobbiamo credere nella salvezza”, ha aggiunto, spostando l’asse del discorso su un piano di mera sopravvivenza sportiva. Una posizione che, se da un lato è comprensibile sul piano tecnico, dall’altro rischia di alimentare quella che molti definiscono una “narrazione pericolosa”, dove la violenza accertata in due gradi di giudizio viene messa in secondo piano rispetto alla classifica.
La tifoseria si divide, ma gli ultras provano a dettare la linea
Sui canali social legati al mondo granata, il verdetto della Corte d’Appello ha prodotto un caleidoscopio di reazioni, spesso in aperto contrasto tra loro. C’è chi prende nettamente le distanze da Portanova, chi invece si trincera dietro un garantismo fine a se stesso, e non manca chi attacca direttamente la magistratura pur di difendere il simbolo della propria fede calcistica. In questo marasma, alcune pagine Facebook che raccolgono tifosi e ultras della Reggiana hanno sentito il bisogno di prendere una posizione ufficiale, cercando di imbrigliare un dibattito che rischiava di sfaldare il fronte del tifo organizzato. La loro linea, almeno per ora, è attendista: “Fino alla condanna definitiva, lasciatelo lavorare”. Un’argomentazione che, per quanto rispettabile sul piano formale, si scontra con il fatto che una condanna in secondo grado esiste eccome, e che la parola “definitiva” – in un sistema giudiziario che prevede il ricorso in Cassazione – potrebbe arrivare solo dopo mesi, o anni, di ulteriore attesa.




