Portanova, la Corte d’Appello di Firenze conferma la condanna a sei anni per violenza sessuale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Corte d’Appello di Firenze ha chiuso ogni possibilità di un ribaltamento della sentenza di primo grado, confermando integralmente la pena a sei anni di reclusione per Manolo Portanova, il calciatore della Reggiana che, nonostante la condanna, continua a scendere regolarmente in campo in Serie B. I giudici fiorentini, nel depositare le motivazioni del verdetto – sebbene queste saranno rese note solo nelle prossime settimane – hanno sostanzialmente abbracciato l’impianto accusatorio già validato dal tribunale di Siena nel dicembre 2022, con rito abbreviato. Una decisione, quella della corte presieduta dalla dottoressa Maria Cesarina Rinaldi, che allunga l’ombra giudiziaria sul giovane atleta, il quale, a margine dell’udienza, ha lasciato trasparire tutta la propria amarezza: «È assurdo, sono cinque anni che sto vivendo una situazione incredibile. So di essere innocente e lo urlerò fino alla fine, ho portato le prove».

I fatti contestati e la posizione dell’imputato

La vicenda, che affonda le radici nella notte tra il 29 e il 30 maggio 2021 a Siena, vide protagonista una studentessa romana, oggi ventiseienne, la quale denunciò quattro uomini per violenza sessuale di gruppo e lesioni. Tra loro, oltre a Portanova – all’epoca in forza al Genoa e attuale capitano della Reggiana – figuravano lo zio Alessio Langella, il fratello del calciatore (allora minorenne) e un amico. La Corte d’Appello, nel confermare la sentenza, ha ritenuto inoppugnabili le prove raccolte nel corso del primo procedimento, rigettando le tesi difensive che avevano tentato di smontare la ricostruzione della parte offesa. Portanova, che non ha mai smesso di dichiararsi estraneo ai fatti, ha assistito alla lettura del dispositivo insieme ai genitori e ad altri familiari, manifestando un rifiuto netto verso quanto stabilito dai togati.

La reazione della difesa e la soddisfazione della controparte

L’avvocato Gabriele Bordoni, legale del calciatore, ha annunciato con immediatezza l’intenzione di presentare ricorso in Cassazione, nella speranza – vana a questo stadio – di ottenere un’annullamento della condanna. Una mossa quasi obbligata, visto che l’assistito continua a proclamarsi innocente e a sostenere di aver portato nel corso dei due gradi di giudizio elementi decisivi a proprio discarico. D’altro canto, la parte civile – presente in aula con il proprio legale – ha accolto la pronuncia con piena soddisfazione: per la giovane donna che denunciò i fatti, quella di Firenze rappresenta una seconda vittoria giudiziaria, dopo quella ottenuta in primo grado.

Il contesto sportivo e gli sviluppi giudiziari

Mentre la macchina della giustizia penale si appresta a compiere l’ultimo passaggio davanti alla Suprema Corte, la società Reggiana non ha per ora adottato alcun provvedimento interno nei confronti del suo tesserato, il quale continua ad allenarsi e a giocare regolarmente nel campionato cadetto. Una situazione, questa, che solleva non poche contraddizioni tra il piano sportivo e quello penale, sebbene per l’ordinamento italiano la condanna diventi definitiva solo dopo il verdetto della Cassazione. Portanova, dal canto suo, sembra deciso a percorrere fino in fondo tutte le strade processuali a sua disposizione, mentre la procura generale, che aveva chiesto la conferma della sentenza, ha visto accolte appieno le proprie richieste. Il prossimo capitolo di questa lunga vicenda giudiziaria si scriverà quindi a Roma, dove i giudici della terza sezione penale saranno chiamati a valutare l’eventuale ricorso.

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