La Torre di Babele, Augias rilegge il primo anno di Trump presidente

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un anniversario che segna una frattura, più che una semplice ricorrenza. Corrado Augias, questa sera a "La Torre di Babele" su La7, concentra la sua attenzione sullo scarto preciso tra le promesse elettorali e la concretezza delle azioni compiute, in quello che definisce senza mezzi termini un periodo di caos istituzionale. Il programma, in onda alle 21.15, prova infatti a mettere ordine tra gli eventi che hanno caratterizzato i primi dodici mesi del secondo mandato di Donald Trump alla Casa Bianca, un arco temporale durante il quale, secondo l'analisi proposta, si è consumata una trasformazione profonda degli Stati Uniti e del loro ruolo globale.

Un'impronta nazionale divisiva e radicale

La trasmissione, articolando il suo racconto, non tralascia di evidenziare come l'azione interna dell'amministrazione abbia seguito un corso marcatamente radicale. Si è assistito, fra le altre iniziative, a una stretta sull'immigrazione che ha mobilitato in modo massiccio le forze federali, suscitando non poche polemiche, e a una repressione decisa delle proteste universitarie, episodi che hanno contribuito a polarizzare ulteriormente il dibattito pubblico. La gestione del bilancio federale, d'altronde, ha prodotto il più lungo shutdown della storia del paese, paralizzando per settimane alcuni servizi essenziali e mostrando tutta la difficoltà di un dialogo politico ormai logoro.

La ridefinizione forzata degli equilibri internazionali

Se gli effetti sulla scena domestica appaiono profondi, ancor più significativa è stata, secondo l'approfondimento del programma, l'onda d'urto proiettata all'esterno. L'Occidente stesso, come concetto politico e alleanza strategica, non è più lo stesso dopo dodici mesi di relazioni transatlantiche condotte con un linguaggio e metodi inediti. La Nato, pilastro della sicurezza europea dal secondo dopoguerra, vive una crisi esistenziale, mentre i tentativi dei leader europei di trovare una modalità di dialogo efficace – che ha spaziato, come si ricorda, dall'adulazione a forme di sottomissione – hanno spesso registrato più fallimenti che successi. L'episodio della Groenlandia, con la sua avanzata pretesa di annessione, rappresenta solo l'ultimo e più eclatante esempio di una diplomazia che sembra rispettare unicamente il principio della forza e della sfida, persino verso gli alleati tradizionali.

La narrazione di un cambiamento epocale

Il resoconto che Augias propone al suo pubblico dipinge dunque un quadro di cambiamenti epocali, dove il caos non è stato un incidente di percorso ma quasi un metodo di governo. Concentrandosi esclusivamente sul racconto dei fatti e delle loro concatenazioni, "La Torre di Babele" offre una disamina che evita conclusioni apocalittiche ma che, nel semplice accostamento degli eventi, lascia intendere la portata della svolta. Quello che è accaduto, suggerisce implicitamente l'analisi, ha già modificato in modo strutturale gli equilibri di potere e le regole stesse del gioco internazionale, consegnando al futuro un mondo la cui geometria appare profondamente ridisegnata.

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