Flessibilità Ue sul caro energia, arriva il voucher da 100 euro. Per Meloni “è una breccia nell’austerità”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La paralisi dello stretto di Hormuz – quella che da mesi tiene in scacco le rotte petrolifere e che ha contribuito a far schizzare verso l’alto i prezzi di gas ed elettricità – ha finito per generare una piccola, significativa crepa nel rigido muro dei vincoli di bilancio europei. Dopo settimane in cui, a Roma come a Bruxelles, molti davano per fallita la richiesta avanzata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, all’omologa Ursula von der Leyen, l’esecutivo comunitario ha infatti concesso al nostro Paese la tanto attesa estensione della clausola nazionale di salvaguardia.

Nata per le spese legate alla difesa, questa clausola potrà ora essere utilizzata – seppur con limiti precisi – anche per irrobustire la resilienza energetica nazionale, un risultato che la premier non ha esitato a definire una vera e propria “breccia che squarcia il muro dell’austerità contabile”. Una boccata d’ossigeno, insomma, per un esecutivo che nelle ultime settimane si è trovato costretto a mettere in campo quattro decreti in appena tre mesi per cercare di raffreddare una crisi destinata altrimenti a penalizzare duramente i portafogli di famiglie e imprese.

La procedura d’infrazione resta aperta, ma il governo incassa il via libera di Bruxelles

Non è tuttamente oro quello che luccica, ovviamente. La stessa Commissione europea, nel pubblicare i documenti del “Pacchetto di primavera” del Semestre europeo, ha ribadito che l’Italia continua a essere sottoposta alla procedura per deficit eccessivo, un’ombra lunga che il nostro Paese condivide con altre otto nazioni tra cui Francia, Belgio e Ungheria.

Sebbene Bruxelles riconosca che Roma abbia attuato i propri impegni in maniera sostanzialmente soddisfacente – tanto da “sospendere” la procedura attiva senza richiedere ulteriori passi immediati – i margini di manovra offerti da questa nuova flessibilità non sono affatto un lasciapassare per spese incontrollate.

La quota di extra-spese concessa all’Italia, pari allo 0,6 per cento del Pil (ovvero oltre 13 miliardi di euro da spalmare nei prossimi due o tre anni), è effettivamente consistente, ma il Diavolo si annida nei dettagli tecnici: in sostanza, esiste flessibilità e flessibilità, e quella di cui si parla ora è vincolata a precisi paletti ideologici ed economici.

Niente taglio delle accise ma un voucher mirato per i più vulnerabili

Tra i paletti più stringenti imposti da Bruxelles – e ribaditi dal commissario all’Economia Valdis Dombrovskis – c’è il divieto assoluto di utilizzare questi fondi per sovvenzionare l’uso di combustibili fossili. Tradotto in linguaggio concreto: niente proroga del taglio generalizzato delle accise su benzina e diesel, una misura costosa che l’Europa considera controproducente perché, di fronte a uno shock dell’offerta come quello generato da Hormuz, stimolare la domanda di carburanti sarebbe come gettare benzina sul fuoco.

Il governo, quindi, ha dovuto virare su una strategia diversa, più mirata e socialmente selettiva. Secondo le ultime bozze all’esame del Consiglio dei ministri – atteso proprio in queste ore – l’esecutivo intende abbandonare la strada dello sconto generalizzato alla pompa per concentrare le risorse sulle fasce più deboli della popolazione. Per queste ultime, e in particolare per i nuclei familiari che arrancano per arrivare a fine mese, è in arrivo un "voucher energia" mensile di circa 100 euro.

Un importo che verrà verosimilmente caricato sulla "Carta dedicata a te" (la social card per le fasce a basso reddito) e che rappresenta una sorta di paracadute mensile per chi non può permettersi il lusso di assorbire i rincari delle prossime bollette.

Un risultato a metà tra successo politico e vincoli strutturali

Non stupisce quindi che, se da un lato il ministro degli Esteri Antonio Tajani abbia salutato la flessibilità ottenuta come un netto “successo” – capace di restituire “maggiore capacità di manovra” a un governo alle prese con margini di spesa risicatissimi – dall’altro lato l’entusiasmo sia stato immediatamente raffreddato dai funzionari tecnici di Bruxelles. La flessibilità concessa, infatti, non cancella la procedura d’infrazione e non elimina l’obbligo per l’Italia di rispettare il percorso di rientro dal debito.

Anzi, le raccomandazioni economiche rivolte al nostro Paese restano a tinte fosche, con richiami che spaziano dall’efficienza della spesa pubblica alla lotta all’evasione fiscale, fino alla necessità di affrontare la “fuga dei cervelli” e la crisi demografica. Eppure, per un governo che aveva bisogno di dimostrare la propria forza contrattuale in Europa – e che vede nella flessibilità un modo per tamponare un’emergenza senza rompere definitivamente i cordoni della borsa – questo via libera rappresenta una vittoria non solo sostanziale, ma anche simbolica.

La palla, ora, passa al Ministero dell’Economia: spetterà a Giancarlo Giorgetti e ai suoi tecnici mettere a punto il pacchetto di interventi che, sfruttando le risorse liberate da questa nuova flessibilità, dovrà tradurre in aiuti concreti le promesse fatte a famiglie e imprese, provando a navigare a vista tra le secche dei conti pubblici e le furiose mareggiate del mercato globale dell’energia.

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