Più flessibilità al Patto, la richiesta italiana sul tavolo di Dombrovskis

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’aria, a Cipro, sa di concretezza più che di formalità burocratiche: l’Eurogruppo informale che si è appena concluso a Nicosia ha infatti registrato un passaggio tutt’altro che marginale per le finanze italiane. È il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, a confermare – al termine dei lavori – che il ministro Giancarlo Giorgetti ha sollevato ufficialmente la questione di una maggiore flessibilità di bilancio, quella stessa flessibilità che il governo guidato da Giorgia Meloni cerca di strappare a Bruxelles per far fronte ai rincari energetici. Dombrovskis, nel riferire ai giornalisti presenti, ha spiegato che la richiesta non è nata dal nulla: “Il ministro Giorgetti ha sollevato il tema”, ha detto, “anche nel contesto di una lettera che abbiamo ricevuto in commissione Europea dalla premier Meloni”. Un dettaglio, quest’ultimo, che non fa che sottolineare come l’esecutivo romano abbia deciso di mettere nero su bianco le proprie aspettative.

La lettera di Meloni e la valutazione tecnica sugli sconti energetici

Il riferimento alla lettera inviata ai vertici di Bruxelles dalla presidente del Consiglio non è, va detto, un mero dettaglio di cortesia diplomatica. Al contrario, rappresenta il tassello formale di una strategia più ampia: quella di ottenere uno “sconto” fiscale, o per meglio dire una deroga mirata, per abbattere le accise sui carburanti o per finanziare nuove misure anti-caroenergia senza incorrere nelle rigide maglie del Patto di stabilità. Dombrovskis, dal canto suo, ha mantenuto un tono prudente ma non chiuso: “Attualmente stiamo guardando alle opzioni di policy, anche quelle di bilancio, per intervenire al meglio sulla crisi usando l’esistente flessibilità nel nostro quadro di regole”. Tra le righe, la traduzione è chiara: Bruxelles non apre ancora un varco definitivo, ma ammette che una valutazione è in corso. E la valutazione, come precisato dal commissario, dovrà comunque fare i conti con la sostenibilità fiscale di lungo periodo.

Debito al 139,2 per cento, il peso dei conti pubblici italiani

Se l’Italia chiede margini di manovra, lo fa sapendo di portarsi addosso un fardello numerico che a Bruxelles nessuno dimentica. Le ultime prospettive Ue per il biennio 2026-2027 parlano chiaro: il prodotto interno lordo italiano è stato rivisto al ribasso, l’inflazione mostra una tendenza discendente ma il debito pubblico resta stabilmente sopra la soglia critica, attestandosi al 139,2 per cento del Pil. Un dato, questo, che pesa come un macigno su ogni trattativa di bilancio. Lo stesso Dombrovskis, pur mostrando apertura sull’analisi delle opzioni, ha ribadito senza mezzi termini che qualsiasi intervento dovrà mantenersi all’interno di un perimetro di rigorosa sostenibilità. Tradotto: la flessibilità sì, ma a patto che non si tradisca l’impianto fondamentale delle regole comuni. E mentre a Roma, va ricordato, riprende quota l’ipotesi di una nuova tassazione straordinaria (qualcuno l’ha già ribattezzata “una sorta di Robin Tax” rivista e corretta), il governo sembra giocarsi due carte contemporaneamente: da un lato la richiesta formale di sconti sulle accise, dall’altro la ricerca di risorse interne.

La posizione di Giorgetti tra regole esistenti e necessità nazionali

Il ministro Giorgetti, va detto, non ha mai chiesto una riscrittura integrale del Patto. La sua linea, emersa anche durante i lavori dell’Eurogruppo a Cipro, è più pragmatica: usare cioè la flessibilità già prevista – quella legata a “circostanze eccezionali” – per giustificare una deviazione temporanea dal percorso di aggiustamento fiscale. Le regole attuali, nelle more della nuova governance economica europea ancora in fase di rodaggio, consentono infatti ampi margini interpretativi quando si parla di crisi energetiche o di investimenti strategici. E allora l’Italia, forte di quella lettera della premier Meloni, ha deciso di mettere il carico prima possibile. Dombrovskis, da parte sua, ha lasciato intendere che la commissione prenderà una posizione nelle prossime settimane, dopo aver incrociato i dati macroeconomici più aggiornati e le stime di finanza pubblica. Quello che al momento appare certo, insomma, è solo l’avvio di una partita tecnica dai contorni ancora tutti da definire.

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